Track List:
01 Burning my soul
02 I don't believe in love
03 Into the void
04 Revenge
05 Just another day
06 J. Haydn - excerpt from sonata in E minor
07 Classical War
08 Emperor's will
09 Follow your hearth
10 Stand up and fight
11 Let the future unfold

Line Up:
Vitalij Kuprij Keyboards
John Macaluso Drums
Michael Harris Guitars
Randy Coven Bass
Doogie White, Apollo Papathanasio, Goran Edman, Shawn Leahly, Joe Lynn Turner, Chris Catena Vocals

Guest Guitar solo: Roger Staffelbach

Vitalij Kuprij
Revenge
Clairvoyant
www.vitalijkuprij.com

Eccoci per le mani un lavoro il nuovo album del grande Vitalij Kuprij,tastierista (di origine ucraina ma a tutti gli effetti americano avendone preso di recente la cittadinanza), dallo stampo classico che ha saputo dare una spinta innovativa nel modo d’interpretare partiture classiche trasferendo questa esperienza nel progmetal che per attitudine è la musica che più si avvicina alle composizioni classiche appunto.
Vitalij Kuprij è un artista che può annoverare nel suo carnet diverse collaborazioni in altrettanti gruppi cominciando dagli Artension, per passare per i Ring of Fire,ed alcune partecipazioni come special guest di albums di artisti italiani come Francesco Fareri Chris Catena ed i Pavic.
Ascoltando il cd non si può non notare il grande sforzo a livello produttivo che è stato attuato per questo lavoro e che credetemi in questo senso è il miglior album che Vitalij Kuprij abbia mai fatto, e conferisce al cd un suono potente e very aggressive,e allo tempo valorizza in pieno tutto quello che è stato inciso, dagli strumenti,e alle voci dei cantanti che hanno partecipato che non sono pochi.
Infatti se date una letta alla line up noterete la presenza della creme de la creme delle ugole d’oro del gota metal mondiale,su cui fra tutti spicca il nome del nostro Chris Catena il quale ha partecipato al cd per uno scambio di favori reciproci.
Musicalmente parlando invece, è impossibile non lasciarsi prendere dalle composizioni sempre immerse in un tardo romanticismo chopeniano cui Vitalij deve essere molto affezionato viste anche le continue citazioni che egli esegue spesso e volentieri,anche se in Revenge ha voluto cimentarsi anche nel materiale di J. Haydn,nella sua sonata i Do minore.
La scaletta di Revenge è stata pensata per rendere al massimo l’ascolto e questa qualità viene conferita anche dal fatto che il cd in questione non sia troppo prolisso per quanto riguarda il discorso della durata.
Le canzoni sono tutte ugualmente interessanti e sono divise equamente per dare diverse emozioni all’ascoltatore,si parte subito in gran carriera con l’opener “Burning my soul”interpretata alla grande da Joe Lynn Turner sempre sugli scudi ed in grado di sfornare una performance di tutto rispetto,per un ottimo biglietto da visita per far capire cosa ci si debba aspettare nel prosieguo dell’ascolto.
Mi sorprende molto anche la duttilità di un chitarrista come Micheal Harris certo mai conosciuto in modo profondo da me, ma non mi sarei mai aspettato che lui fosse in grado di cimentarsi in questo tipo di partiture.
“Don’t Believe in Love” è gia diversa dalla precedente canzone essendo una sorta di mid tempos dove nella sua fase centrale Micheal Harris mostra di avere un grande gusto per la scelta di note effettuata.
Comunque in tutto ciò cioè oltre ai cantanti ed al chitarrista, c’è da notare un john macaluso alla batteria assolutamente sugli scudi affiancato alla grande da un enorme Randy Coven
In pratica tre quinti di MCM al servizio di sua maestà Kuprij!!!
Per quanto riguarda la track in cui il nostro Chris Catena presta la sua voce, è una ballata interpretata in modo degno dal cantante italiano ma qui purtroppo la sezione ritmica è stat messa in secondo piano.
Ottima invece la title track una rutilante cavalcata metallica quasi alla Ring of Fire.
Strano che Vitalij non abbia chiamato il biondo cantante dell’anello di fuoco per questo brano sarebbe stato particolarmente efficace.
Quindi in conclusione spero di essere stato esaustivo, certo da parte di Vitalij Kuprij sappiamo cosa aspettarci ormai le sue composizioni le conosciamo, e se per certi versi abbiamo potuto notare una standardizzazione dei suoni brani non è detto che questo sia sinonimo di bassa qualità tutt’altro e questo Revenge conferma pienamente questo concetto.

Stefano Bonelli