Angel
A Woman's Diary - Chapter I
Black Lotus Records, 2005
Nuovo progetto per l'irrequieta Helena Michaelsen, ex Imperia e, ancor prima, ex Trail of Tears, e nuovo look, perché se è pur vero che l'occhio vuole la sua parte è altrettanto incontrovertibile che la nostra bella norvegese ha sempre concesso con generosità all'occhio del suo pubblico quel surplus che va a compensare ampiamente le sue doti artistiche non esaltanti: qui si fa infatti ritrarre nelle vesti di un'impertinente diavoletta, una mise più casta ma di sicuro più banale della lasciva odalisca dell'artwork del precedente album.
La Michaelsen, lo riconosciamo, non si limita però a cambiare abito di scena ma apporta anche drastiche modifiche al sound, abbandonando il Gothic sinfonico degli Imperia per approdare ad un Gothic Rock più essenziale.
Il disco si caratterizza infatti per una gradevole linearità sia nelle composizioni che negli arrangiamenti; la scelta di Melena e soci è quella di semplificare le melodie e le strutture strumentali per isolare e far risaltare, quindi, le linee vocali della cantante.
Una scelta discutibile, perché da esiti qualitativamente discontinui anche se giova alla varietà del prodotto: a pezzi più dinamici come "Fallen Angel" o ""Lead you through Fire", si alternanoballate celtiche come "Little Princess", dai delicati arrangiamenti acustici che ricordano da vicino alcuni momenti del progetto "Infinity" di Beto Vasquez. Purtroppo non mancano le brusche cadute di livello come nel caso di "Mother", o quei passaggi poco riusciti perché troppo contaminati dal più bieco Pop Anni Novanta.
La scelta di essenzialità va inoltre ad influire sulle linee vocali eseguite dalla Michaelsen, che, preferendo ai triti esercizi di bel canto che avevano caratterizzato la sua militanza nei Trail of Tears, opta per un cantato più semplice ed a tratti più emozionante, facendo ricorso alle sue doti di soprano solo quando l'economia del brano lo richiede.
In conclusione, il disco degli Angel non può certo definirsi un capolavoro e di sicuro non resterà negli annali del Gothic Metal, ma ha il pregio di regalarci un'ora di piacevole intrattenimento.
RosaVelata