Angra
Temple of Shadows
Atrheia Records
Il concept ha a che fare con la storia di un crociato chiamato "Shadow Hunter"il quale andò a combattere in terra santa, durante la permanenza ha dei ripensamenti che lo portano ad avere dei dubbi sull'operato di ci ciò che sta compiendo.
In tutte queste vicissitudini trova anche una ragione di vita nell'amore ,ma malgrado questo la sua esistenza è travagliata da domanda che non hanno una risposta.
Questo dunque il concept che sta dietro a questo stupendo lavoro,che rappresenta un vero e proprio cambio di rotta rispetto a quanto affermato dagli stessi Angra, riguardo al fatto di non voler fare più album come Holy Land , infatti in questo disco la band brasiliana ha dato pieno sfogo ad una fantasia sfrenata,e musicalmente parlando i riferimenti al disco pocanzi citato sono assai frequenti ,non che la band brasiliana abbia rinnegato completamente la strada re-intrapresa con "Rebirth"perché comunque gli arrangiamenti sono diretti ed espliciti quello che sorprende invece in questo cd è la crescita esponenziale di una chitarrista come Kiko Loureiro,il quale secondo sempre il mio modesto parere da libero sfogo assieme al suo compagno Rafael Bittencourt a rincorse chitarristiche allucinanti facendo di questo disco una delle principali prerogative .
Ho parlato al plurale perché "Temple of shadow"non è solo questo,infatti durante l'ascolto si ha la possibilità di rendersi conto delle varie sfaccettature di cui è composto l'album compreso l'epilogo del racconto "Gate XIII" che è un vero e proprio tripudio classico.
In conclusione direi che la band carioca forse ha preso atto del successo della band rivale gli Shaman, i quali con Ritual e il conseguente live hanno continuato la saga di album come appunto Holy Land oppure il criticato Fireworks riuscendo a vincere la controversia che è stata la ragione per cui è avvenuto lo split; e con un disco come "Temple Of Shadow " hanno cercato di riappropriarsi delle proprie radici senza per altro rinnegare quello che è stato il loro successo quando c'era Andre Matos .
Dopo tutto questo ragionamento qual è il giudizio finale?
Il disco rappresenta una delle uscite più interessanti fino ad ora, soprattutto per la qualità superiore della produzione che ci da la possibilità di godere appieno della maestosità di alcuni arrangiamenti ,ma direi tutto l'escursus intrapreso dalla band è qualcosa che non sempre è possibile ascoltare da una heavy metal band in genere ,quindi se vi ritenete all'altezza di un disco come questo fatevi travolgere senza tema da questa esperienza musicale che saprà il vero senso del significato della parola Arte con la maiuscola e sarete a vostra volta ricompensati .
Stefano Bonelli