| Arachnes
In Praise Of Science
Scarlet Records
www.Arachnes.It
Raccontare una storia per parlare dell'ottava opera di questa italianissima
band è quello che solo posso fare.
Gli Arachnes si sono formati nel 1995 per volere dei fratelli Caruso
(Enzo, vocals piano e keyboards - Franco, guitars) dopo il precedente
progetto hard-rock come Firehouse.
Gli Arachnes sono una power metal band. Sebbene ognuno di noi cerchi
con affannata disperazione di distinguersi dalla massa togliendosi
di dosso fastidiose etichette, le molteplici facce del metal rendono
necessaria la catalogazione all'interno di grandi scatoloni per
darne un'idea generale,
quanto mai sommaria. Quando sento parlare di power, uno dei miei
generi preferiti, sono così portata a pensare a testi che
parlano di spade e di draghi, a cover dallo stile medievale, ad
intro epici e corali che fanno da preludio a cavalcanti e frenetici
sound.
Quello che mi aspettavo era una delle tante band che cercano di
emulare con tanto impegno memorabili gruppi come Helloween, Manowar,
Grave Digger, Blind Guardian, Labyrinth e, sebbene gli Arachnes
ricordino questi grandi mostri in molti passi delle loro canzoni
(forse un secondo elogio?), hanno saputo andare al di là
di ogni etichetta, producendo un album soprattutto prog con influenze
power, ricordando la passata influenza hard-rock anni '60 presentata
nei precedenti album e prendendo spunto da sonorità alla
Dream Theater sviluppate fino a dare una nuova vita al neoclassico
grazie alla magia del piano di Enzo che probabilmente ama Bach o
Chopin.
‘In Praise of Science’ è un concept album in
elogio della conoscenza, una tematica difficile da affrontare per
qualsiasi scrittore, per qualsiasi uomo e che gli Arachnes hanno
voluto celebrare con la loro musica. Hanno saputo accompagnarci
attraverso un viaggio che si apre con un delicato piano in ‘Overture’
e che riesce a porci realisticamente di fronte alla necessità
del Vero attraverso le sonorità più oscure e metal
dell'album sempre addolcite da tenere ed innocenti immagini di bambini
tenuti fra le braccia (‘Gotich Description’).
Hanno saputo farci calare nell'oscurità di noi stessi, ricordandoci
che per poter conoscere il mondo e la vita dobbiamo prima conoscere
noi stessi, elogiando la libertà dell'animo nella traccia
che prediligo (‘The Dark Side Of My Mind’) e che non
esiterei ad alzare in cielo come manifesto dell'umanità.
Hanno gridato la loro necessità di essere liberi, di essere
loro stessi (‘I'm Closing My Eyes’) anche sulla scorta
di un album che, proprio in quanto "fuori genere”, sembra
non aver seguito il filo del commercio musicale quanto quello del
“far conoscere noi stessi a coloro che apprezzano il nostro
album”.
Il percorso della conoscenza non è fatto però solo
di grida e di ribellione (‘Just Try And Hit Me’), di
coraggio e consapevolezza, è fatto soprattutto di meditazione,
chiudendo gli occhi appunto e lasciandosi andare. Le tre parti di
‘Mediterranean Suite’ - totalmente strumentali nel mezzo
del disco - fanno sprofondare nel nucleo del discorso in un concept
di musica classica, con una prima parte di piano che fa scivolare
lentamente nell'assopimento del corpo e che nella seconda parte
da voce ad un adagio “new age” per rappresentare il
potenziamento dei nostri sensi, della nostra anima. Anima e corpo
divisi per poter comprendere il corpo attraverso la nostra anima,
è una verità che ci scuote come un tuono (la terza
parte), una conoscenza che può avere come colonna sonora
solo la distorsione di una chitarra elettrica e che alla fine rende
la nostra mente libera.
Abbiamo scoperto che è necessario conoscere, che è
liberatorio, che è capace di elevare al di sopra della vita,
è un'esperienza dolcissima quanto ‘A Secret Sky’,
ma purtroppo può farsi anche inquietante e distorta come
il ritmo ossessivo di ‘Schizophrenia’.
‘Nightmare’ procede sulle sonorità classiche
del metal con qualche punta new age e racconta di un personaggio
che esplica le proprie sensazioni ma si rende conto della necessità
di una conoscenza che sia ponte fra il sé e il mondo, un
personaggio fra tanti, uno di noi.
La penultima traccia vaga su sonorità blues alla tastiera,
forse vuole distrarci o forse desidera (sempre dolcemente e con
un gentile sorriso compiaciuto sulla bocca) prepararci al grande
finale: ‘Knowledge’, una traccia tipicamente power (ecco
l'etichetta!), di quello più ricorrente e forse anche commerciale
che riassume tutto il concept: la chiave è conoscere la propria
vita e mondi segreti con l'innocenza di un bambino, la chiave è
una piccola esperienza vissuta con proprio figlio, la chiave è
la Conoscenza. Buon viaggio.
Cristina Ferrandi |