Arpia
Terramare
Lizard/Andromeda
www.arpia.info
Esce l’ultimo lavoro del gruppo dal titolo “Terramare” il
cui nucleo può essere individuato nell’esperienza erotica
del mondo. Terra e Mare, elementi di fisicità e sessualità,
poli di una continuità reale e riconoscibile, orizzontali
e appartenenti entrambi ad un gioco di contrasti comunemente accettati,
in cui ogni elemento rispetta il suo ruolo dall'alto dell'ironia
di chi già conosce le possibili combinazioni amorose.
Terra e Mare, uomo e donna, su un piano comune, dove il sentimento
del mistero dell'altro è vivo e messo in gioco continuamente.
L'elemento divino è escluso, il cielo è senza dio
e le uniche divinità sono quelle classiche dei boschi e dei
mari, simboli antichi della sessualità.
Uso questa introduzione tratta dalla biografia della band, che
spiega senza tanti fronzoli gli intenti della band capitolina.
Chiariamo subito che gli Arpia ormai più che una promessa
non sono l’ennesima band heavy metal ne hanno la “pretesa”di
esserlo,sebbene tra i riff dei loro brani si insinuano subdole anche
influenze sabbathiane del primo periodo quello dei primi album per
intenderci,ed alcune cose dei Pink Floyd più psichedelici
ascoltare ad esempio lo stupendo pezzo chiamato Luminosa in cui
la melliflua chitarra di Fabio Bratt ed il martellante basso di
Leonardo Bonetti contribuiscono a costruire atmosfere fumose e psichedeliche.
Terra Mare esce dopo una lunghissima pausa,infatti il precedente
album intitolato“Liberazione”sono passati circa 10 anni;
tanto è servito a questa interessante band per realizzare
questo nuovo capitolo della loro storia.
Quello che colpisce ascoltando il disco è il fatto di trovarsi
di fronte ad una band certamente matura e sicura di quello che vuole
fare fatto questo dovuto ad una forte esperienza che gli Arpia si
sono costruiti negli anni.
Per quanto riguarda il lato strettamente musicale la musica che
questa band romana propone sembra essere composta pensando ai luoghi
in cui andrebbe suonata,in effetti anche per la bravura del solito
Leonardo vera mente creativa degli Arpia è in grado di interpretare
i brani pensandoli in modo teatrale in un’ambientazione oscuro/gotica,ed
il fatto che le canzoni siano cantate in italiano conferisce loro
una maggiore drammaticità interpretativa e il merito di tutto
ciò va senza ombra di dubbio all’istrionico personaggio
già citato pocanzi.
Personalmente ho apprezzato molto il brano “Umbria”
forse uno degli episodi più belli del cd per le varie incursioni
che il gruppo compie al suo interno ora prog ora semi ballad come
all’inizio del brano stesso si pensasse che fosse,evidentemente
i capitolini Arpia sono in grado con il loro art rock di sorprendere
l’ascoltatore quando meno se lo aspetta.
Punti di riferimento per gli Arpia oltre ai già citati Black
Sabbath direi che possiamo citare i IV Luna,una band che evidentemente
ispira forse involontariamente il cantato di Leonardo,mentre per
l’aspetto dark mi vengono in mente addirittura i Windscreen
vecchia band anch’essa romana ma ormai sparita del tutto.
In conclusione questo ritorno degli Arpia fa ben sperare per la
loro prosecuzione, certo è che la loro proposta essendo quasi
del tutto settoriale restringe di molto il raggio d’azione
che pur essendo indubbiamente rock si avvicina agli ambienti dark
gothics,fatto questo che farà la felicità solamente
di coloro interessati al genere gli altri debbono avere una mentalità
molto aperta per assimilare al meglio un cd serioso come Terramare
ma che dal canto suo saprà regalare fori emozioni ai suoi
ascoltatori.
Stefano Bonelli |