Blackmore’s Castle
A Tribute to Deep Purple and Rainbow
Eccoci qua con un ennesimo tributo a due ennesime grandi hard rock bands di sempre. Eh, si sa, ormai quella dei tributi è diventato l’ultimo tormentone, da un po’ di anni a questa parte, della case discografiche. Nessuno qui intende stigmatizzare queste operazioni discografiche. Anzi, ben vengano se son fatte bene e se servono a ricordare a molti che si professano ‘difensori della fede’, ma che si dimenticano delle origini, a chi devono il sound che tanto adorano. E’ doveroso precisare che ci sono stati alcuni tributi davvero ottimi. Non sembra proprio il caso di questa release ad opera della finlandese, e in gamba, Lion Music. La scaletta privilegia i brani dei Rainbow epoca Dio, dimenticandosi della bellezza dei brani con Turner, Bonnet e Dougie White, e dei Deep Purple con Gillan, trascurando lo spessore musicale delle canzoni con il duo Coverdale/Hughes. Ma non è questo il problema di fondo. Il disco non è poi così male ma, francamente, a parte la discutibilità di alcune interpretazioni un po’ industrial (vedi Eric Zimmerman alle prese con Man On The Silver Mountain) o poco appropriate (vedi gli Arabesque con Stargazer), ciò che penalizza, a mio parere e da grandissimo fan di Blackmore, il prodotto è la mancanza di groove e di spessore nel processo di interpretazione dei brani. In tutto il lavoro aleggia una sorta di ‘fiacchezza’. Anche lì dove il risultato non è poi così malvagio, come in ‘Self Portrait’ interpretata da Lars Eric Mattson, in ‘Space Truckin’ ad opera di Torben Enevolden, o in ‘Sixteenth Century Greensleeves’ riproposta dai Reign Of terror di Joe Stump. In conclusione, è un lavoro che non è da cestinare ma neanche da elogiare. Consigliato a chi vuole concedersi un acquisto in più….
Bruno Cavicchini