Bright Horizon
Oneiric Reality
Autoprodotto
I Bright Horizon sono una formazione siciliana in quel di Palermo e hanno dato vita ad un buon cd autoprodotto coraggiosamente date le immani spese (in termini di tempo e dedizione ed anche economiche) in quanto il packaging è praticamente come se fosse un cd regolarmente stampato da una etichetta discografica e la registrazione, sebbene in home-studio, è assolutamente competitiva ed ineccepibile.
La prima traccia è una rivisitazione eccellente in chiave prog-metal del famoso pezzo di Astor Piazzolla al quale segue “Burning Hope”, brano grintoso caratterizzato da cori particolarmente orecchiabili e da un Hammond che dà un gusto vintage al brano.
E’ poi il turno di Daybreak il cui intro è un canto dei nativi indiani. Ottimo l’uso delle tastiere che vede melodie Dreamtheateriane prendere corpo dando luogo ad una melodia sul ritmo di una bossanova romanticissima che si alterna ad un ritmo rock ruffiano. L’influenza dei Dream Theater si nota specie nelle ultime strofe dai quali sembra sia stata presa ispirazione per la melodia.
“The Shade of The Hill” è introdotta da un recitato in lingua italica. Il piano stende un tappeto di rose sul quale le linee vocali si adagiano morbidamente accompagnate da un coro che dà ulteriormente corpo al brano supportato da arrangiamenti orchestrali.
Il brano diventa un dolcissimo strappalacrime al 3 minuto, dove il tema del piano azzeccatissimo, dà il cambio al solo di chitarra che fa aprire ulteriorimente il brano come un fiume che va nel mare.
Arriva poi “Les Mysterès Du Chateau Hanté” delle durata di ben 9 minuti divisa in 4 movimenti.
Il primo movimento, “Echoes of The Past”, piacevole stumentale lascia lo spazio a “The Path” dalle sonorità più francamente alla Symphony-X, duro, durissimo il pezzo, granitico, alterna nel suo fluire momenti di tempesta e di calma dove i fulmini di questa tempesta sono soprattutto l’hammond, i synths e la batteria (rigorosamente virtuale, ma sfido chiunque ad accorgersene che sia così) supportati dalle chitarre. I cori qui fanno capolino a dare un’ aria di magnificenza al tutto.
Piacevole sorpresa è che nell’intermezzo strumentale l’orchestra virtuale è supportata da un’arpa.
Chiude la suite “The Answer” brano delicato senza infamia e senza lode.
“Illusion Meets Reality” il brano seguente la suite, è melodico, non particolarmente esaltante, dove è ben in primo piano uno strumento a fiato non ben identificato (flauto od oboe?).
“Abitta Funky” brano sorpresa di funky appunto, introdotto da un effetto di sintonia radio non proprio originalissimo, fa capire quanto i nostri possano spaziare con le loro potenzialità da un genere ad un altro, cosa che per chi fa prog-metal, genere sicuramente più impegnativo del funky per certi versi, non è che una conferma delle capacità del trio siculo.
Segue “Discophobia”, brano provocatorio con introduzione techno-disco, dove i nostri avrebbero potuto risparmiarci all’orecchio sinistro la sopportazione di un synth penetrante come un trapano anche se in secondo piano. Qui i ritmi si fanno più simcopati e più interessanti, pur mancando di una certa freschezza.
Chiude l’opera “Opposite Symmetry” brano dai toni tranquilli caratterizzato da un effetto reverse più evidente verso la fine del brano, sebbene sia presente per tutta la durata della canzone; però, per quanto possa essere originale, la trovata non aggiunge e non leva niente alla composizione.
Giovanni Turco