| Casus Belli
In The Name Of The Rose
spv
www.casusbelli-band.com
Impossibile non collegare il titolo del secondo album dei Casus
Belli al misterioso visionario film di Annaud tratto dall’omonimo
libro di Umberto Eco.
‘In The Name Of The Rose’ incomincia diretto e minaccioso,
pieno di rabbia e di desiderio di vendetta nei confronti di una
distorta fede che si arroga il diritto di uccidere.
Le scelte sono due: o la chiesa o la forca! La tematica affrontata
da questa band greca dopo un silenzio durato quattro anni (‘Mirror
Out Of Time’ fu il debut album) naviga sopra ritmi incalzanti
e vincenti, è coraggiosa, oserei dire quasi pericolosa, questa
musica è stata capace di galleggiare sopra il rischio di
morire per deviare, per non osservare le regole, quelle false regole
che falsi predicatori hanno scritto e per le quali la folla impotente
deve chinare la testa al suo padrone.
I Casus Belli suonano il vero in questo album, senza mezzi termini
come senza mezzi termini è loro true metal tradizionale,
melodico e potente, tanto amato e coltivato in terra greca.
C’è tutta la rabbia nei confronti delle bugie cui l’uomo
comune è stato costretto a credere, mortificazione del corpo
e dell’anima, demolizione come demolisce le orecchie la musica,
inquisizione della liceità del riso, punizione del peccato
della carne e della curiosità, una rabbia che nutre sete
di vendetta come possiamo ascoltare fin dall’apertura con
‘I’m Your Master’ e ‘Vengeance Is My Law’.
Possiamo immaginare un uomo che è stato condannato ed ucciso
per la sua sete di ragione e guarda dall’alto di una collina
il risultato di questa grande bugia, corpi morti e insanguinati
trasportati dalle onde del mare, vittime innocenti, vittime del
male, vittime della titletrack melodica ed accattivante al tempo
stesso. Da questo brano in poi la band saprà dimostrare un
perfetto bilanciamento fra sonorità puramente speed-power
e melodia neoclassica (‘Diamond Crown’, ‘Edge
Of A Knife’).
Lo speed-metal delle prime canzoni va crescendo, è un album
da ascoltare tutto di un fiato, è una storia passata presente
e futura che affronta con tenacia la necessità umana di ribellione
contro tutto ciò che subordina con il ferro, una necessità
che sembra spaccare tutto, le vene per il troppo dolore, le mura
della stanza segreta per il troppo rancore.
La prima parte dell’album riesce così a catturarci
senza pause, tutto l’heavy/power metal di questo gruppo batte,
la carismatica voce di colui che (Panos Dedes) è arrivato
ad un passo per essere scelto come vocalist dei Judas Priest, gli
strumenti distorti e suonati con energia e le incisive parti strumentali
che concludono o intermezzano questa lotta come un tuono in cielo
aperto.
L’eroe di tutti i giorni è di fronte al ricco, al re
potente che ha trasformato la luce in tenebra e canta il suo orrore
desiderando di colpirlo e di far cessare questa misterica allucinazione.
‘Initiation’ è una perfetta epic song che segna
la svolta nella storia: sono solo speranze, siamo da soli (‘Isolation’),
per quanto continui il pesante riff di fronte ad un’ingiusta
giustizia siamo nudi, siamo senza armi di fronte a questo padrone,
non possiamo ferire, non possiamo nemmeno scappare (‘Wrongly
Right’). I Casus Belli suonano questa cruda verità
con crude sonorità nelle ultime canzoni, lo dicono nell’epicissima
‘Naked King’ persino con tanto di parte parlata. Queste
guerre sante non fanno parte dei ricordi di un medievale lontano
passato perché, purtroppo, vivono ancora nel nostro Est (‘Eastern
Dance’).
La band canta questa fastidiosa realtà dei fatti con un sound
metallico, puro e dagli aggressivi riff per arrivare alla fine a
quella che potrebbe essere una traccia di apertura (‘Whispering’),
ma questo album non sarebbe potuto essere lo stesso senza un assalto
frontale fin dalle prime note!
Solo alla fine i toni si fanno leggeri, attraverso una canzone strumentale
fatta di arpeggi e solos di chitarra che chiudono con un amaro saluto
la colonna sonora della questa triste realtà.
Cristina Ferrandi
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