Track List:
01 I'm Your Master
02 Vengeance Is My Law
03 Holy Gates (In The Name Of The Rose)
04 Diamond Crown
05 Edge Of A Knife
06 Initiation (Promised Land)
07 Isolation
08 Naked King
09 Wrongly Right
10 Eastern Dance
11 Whispering (Instrumental)

Line Up:
Panos Arvanitis - Guitar
Panos Dedes - Vocals
Fotis Anagnostou - Bass
Frank Huber – Drums

Casus Belli
In The Name Of The Rose
spv
www.casusbelli-band.com

Impossibile non collegare il titolo del secondo album dei Casus Belli al misterioso visionario film di Annaud tratto dall’omonimo libro di Umberto Eco.
‘In The Name Of The Rose’ incomincia diretto e minaccioso, pieno di rabbia e di desiderio di vendetta nei confronti di una distorta fede che si arroga il diritto di uccidere.
Le scelte sono due: o la chiesa o la forca! La tematica affrontata da questa band greca dopo un silenzio durato quattro anni (‘Mirror Out Of Time’ fu il debut album) naviga sopra ritmi incalzanti e vincenti, è coraggiosa, oserei dire quasi pericolosa, questa musica è stata capace di galleggiare sopra il rischio di morire per deviare, per non osservare le regole, quelle false regole che falsi predicatori hanno scritto e per le quali la folla impotente deve chinare la testa al suo padrone.
I Casus Belli suonano il vero in questo album, senza mezzi termini come senza mezzi termini è loro true metal tradizionale, melodico e potente, tanto amato e coltivato in terra greca.
C’è tutta la rabbia nei confronti delle bugie cui l’uomo comune è stato costretto a credere, mortificazione del corpo e dell’anima, demolizione come demolisce le orecchie la musica, inquisizione della liceità del riso, punizione del peccato della carne e della curiosità, una rabbia che nutre sete di vendetta come possiamo ascoltare fin dall’apertura con ‘I’m Your Master’ e ‘Vengeance Is My Law’.
Possiamo immaginare un uomo che è stato condannato ed ucciso per la sua sete di ragione e guarda dall’alto di una collina il risultato di questa grande bugia, corpi morti e insanguinati trasportati dalle onde del mare, vittime innocenti, vittime del male, vittime della titletrack melodica ed accattivante al tempo stesso. Da questo brano in poi la band saprà dimostrare un perfetto bilanciamento fra sonorità puramente speed-power e melodia neoclassica (‘Diamond Crown’, ‘Edge Of A Knife’).
Lo speed-metal delle prime canzoni va crescendo, è un album da ascoltare tutto di un fiato, è una storia passata presente e futura che affronta con tenacia la necessità umana di ribellione contro tutto ciò che subordina con il ferro, una necessità che sembra spaccare tutto, le vene per il troppo dolore, le mura della stanza segreta per il troppo rancore.
La prima parte dell’album riesce così a catturarci senza pause, tutto l’heavy/power metal di questo gruppo batte, la carismatica voce di colui che (Panos Dedes) è arrivato ad un passo per essere scelto come vocalist dei Judas Priest, gli strumenti distorti e suonati con energia e le incisive parti strumentali che concludono o intermezzano questa lotta come un tuono in cielo aperto.
L’eroe di tutti i giorni è di fronte al ricco, al re potente che ha trasformato la luce in tenebra e canta il suo orrore desiderando di colpirlo e di far cessare questa misterica allucinazione.
‘Initiation’ è una perfetta epic song che segna la svolta nella storia: sono solo speranze, siamo da soli (‘Isolation’), per quanto continui il pesante riff di fronte ad un’ingiusta giustizia siamo nudi, siamo senza armi di fronte a questo padrone, non possiamo ferire, non possiamo nemmeno scappare (‘Wrongly Right’). I Casus Belli suonano questa cruda verità con crude sonorità nelle ultime canzoni, lo dicono nell’epicissima ‘Naked King’ persino con tanto di parte parlata. Queste guerre sante non fanno parte dei ricordi di un medievale lontano passato perché, purtroppo, vivono ancora nel nostro Est (‘Eastern Dance’).
La band canta questa fastidiosa realtà dei fatti con un sound metallico, puro e dagli aggressivi riff per arrivare alla fine a quella che potrebbe essere una traccia di apertura (‘Whispering’), ma questo album non sarebbe potuto essere lo stesso senza un assalto frontale fin dalle prime note!
Solo alla fine i toni si fanno leggeri, attraverso una canzone strumentale fatta di arpeggi e solos di chitarra che chiudono con un amaro saluto la colonna sonora della questa triste realtà.

Cristina Ferrandi