| Death ss
7th Seal
Lucifer's Rising/Self
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Dopo l’operazione revival dello scorso anno i Death SS tornano
finalmente con un nuovo CD, il cui titolo, “The Seven Seal”,
come l’omonimo pezzo che chiude l’album, è dichiaratamente
ispirato ad una delle pietre miliari della cinematografia mondiale,
quel “Settimo Sigillo” che è il capolavoro assoluto,
geniale del grande regista svedese Ingmar Bergman (se non lo avete
ancora visto, correte a noleggiarlo prima che Blockbuster decida
che non è più appetibile da un volgo assuefatto ai
film-spazzatura e piantatevi davanti allo schermo per assistere
ad una delle più misteriose, suadenti, epiche riflessioni
sulla vita mai filmate!!).
Ma torniamo a noi, o meglio ai Death SS, che, ci chiediamo, saranno
all’altezza di una musa di tal fatta? Non ci resta che intraprendere
l’ascolto della loro creatura per decidere se l’ispirazione
è solo suggestione o dà i suoi succosi frutti.
Il primo brano, “Give ‘Em Hell”, è un’ode
sincopata ed iper-epica che purtroppo risulta poco incisiva per
eccesso di verbosità. Non esattamente quello che si può
definire un inizio promettente.
“Venus’ Gliph”, invece, stupisce per l’intensità
e lo slancio nell’ispirazione: i suoi refrain coinvolgenti,
la ritmica moderna, le tastiere discrete ma “portanti”
sono tutti ingredienti di rara qualità che fondendosi danno
vita a sorprendenti aperture melodiche.
“Der Golem” si apre con un’intro mitteleuropea
(e non a caso dato che il Golem, la creatura orrifica per antonomasia,
e quindi perfettamente adattantesi all’horror Metal dei Death
SS, ha i suoi natali nell’umbratile Praga…), per poi
proseguire con una scolastica ma efficace alternanza di parti narrate,
potenti bordate ritmiche e ritornelli ariosi.
“Shock Treatment” appare un po’ datata e l’effetto
vintage è solo parzialmente attenuato da un vago goticismo
di fondo.
“Absinthe”: per la celebrazione della linfa dannata
dei poeti maledetti avremmo ardentemente desiderato un brano meno
banale! E la delusione cresce ancora dopo aver ascoltato “Another
Life”, un lento di chiara ispirazione sanremese, nell’interpretazione
del quale la voce di Steve Sylvester sembra patire particolarmente
un ruolo che ci sembra proprio non competerle.
“Psychosect” è aperto da un arpeggio brumoso
ed esplode in una ritmica sincopata.
“Heck of a Day” è un mid-tempo nel quale le istrioniche
e filtrate parti vocali di Steve Sylvester risultano particolarmente
coinvolgenti; contribuisce ad intensificare l’emotività
del brano un breve e poco ortodosso assolo del chitarrista che,
è indubbio, sa straziare le corde con grande ardore ed un’altrettanto
notevole padronanza tecnica.
In S.I.A.G.F.O.M. i refrain brillano per melodico fervore, grazie
al lavoro tecnicamente ineccepibile delle chitarre, che qui emettono
un suono particolarmente morbido e suadente.
In “The Healer”, uno dei brani più belli ed intensi
dell’album, scopriamo addirittura vaghe reminescenze Seventies:
quel tocco vintage che dona ad un brano già sicuro di sé
lo spessore della memoria.
“Tie to Kill” è un po’ naif ma gradevole,
mentre l’ultimo brano, “The Seven Seal”, dipana
nella sua prima parte una trama musicalmente poco complessa, niente
più di una scarna base per le declamazioni apocalittiche
del buon Steve; ciò nonostante riesce ad essere drammatica
ed evocativa, anche grazie ad un crescendo finale più elaborato
che tanto ricorda i Black Sabbath.
In conclusione, l’album dei Death SS lascia l’impressione
che l’aver suonato per tanti anni il vecchio repertorio abbia
lasciato delle evidenti tracce anche su questo lavoro appena partorito:
le sperimentazioni più ardite presenti in questo come negli
ultimi album continuano ad alternarsi a passaggi più classici.
Dal punto di vista tecnico l’ossatura dei brani è decisamente
chitarristica ma non può non essere menzionato l’ottimo
lavoro del tastierista, a suo perfetto agio sia nelle parti elettroniche
che in quelle sinfoniche.
Un album discontinuo, quindi, sia per la suddetta alternanza innovazione-restaurazione
sia dal punto di vista prettamente qualitativo: molti sono i brani
di pregio, ma numerosi sono anche gli esiti che inducono alla perplessità.
RosaVelata
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