Brani:
01 Money Talks
02 Wrong Man
03 Girls Like That
04 Rapture Of The Deep
05 Clearly Quite Absurd
06 Don't Let Go
07 Back To Back
08 Kiss Tomorrow Goodbye
09 MTV *
10 Junkyard Blues
11 Before Time Began
* European bonus tracks

Line up:
Ian Gillan Vocals
Ian Paice Drums
Roger Glover Bass
Steve Morse Guitar
Don Airey Keyboards
Deep Purple
Raptor Of The Deep
Edel

www.deeppurple.com.au

Se devo essere sincero fino in fondo a me questo disco dei Deep Purple è piaciuto parecchio a dispetto dei molti denigratori dell’ultima ora che ormai fanno a gara a chi fa la critica più cattiva nei confronti di un gruppo che bene o male volenti o nolenti ha scritto molte pagine fondamentali della storia del rock.

Io stesso nel loro precedente cd “bananas” che già dal titolo non prometteva nulla di buono,ho avuto modo di criticare l’effettiva pochezza di idee di quel cd.

Cosa è cambiato da circa un paio d’anni a questa parte ?

Evidentemente le composizioni hanno più vigore e si sente anche una certa amalgama che all’epoca del precedessore di Raptor,mancava e di questo ne ha risentito tutto il lavoro che è stato fatto fino ad adesso.

Certo, John Lord ha lasciato il gruppo, Ritchie Blackmore è ormai perso nei suoi nebbiosi castelli dove gli piace raccontare le sue storie da menestrello del metal,Ian Gillan da tempo non ci fa commuovere più con “Child In Time”,ma chi è rimasto in seno ai Deep Purple lo fa con la consapevolezza di portare avanti una band con un nome pieno di storia e se c’èchi  dice che ormai che i Deep Purple siano a tutti gli effetti diventati la band di Ian Gillan forse si sbaglia;anche perché se ascoltate gli assoli di Don Airey vi accorgerete che egli non fa che rispettare appieno le partiture lordiane, aggiungendovi come del resto ci si doveva aspettare, la sua grande personalità artistica che malgrado quella più forte di Gillan riesce comunque a dire la sua assieme all’ormai suo amico Steve Morse con il quale si diverte a fare le classiche battaglie chitarra e tastiera che sono il trademark del gruppo da più di tre decadi.

Musicalmente parlando direi che come suoni Raptor Of Deep ci riporta al periodo di “Perfect Strangers”cito ad esempio di ciò la title track che è un brano che si divide tra hard rock della più pura tradizione con  atmosfere simil orientali tanto care al gruppo inglese.

Sugli scudi noto particolarmente Steve Morse il quale la fa da padrone non risentendo minimamente dell’aura Blackmoriana,e proprio questo particolare rende giustizia al chitarrista americano che ormai da svariati anni sfodera comunque performance degne di nota.

Altra particolare nota di merito per questa nuova fatica dei deepers, è questo grande flavour settantantiano che il quintetto non vuole abbandonare, ma che addirittura accentua  in brani come la terza traccia intitolata  “Wrong Man”il quale con i suoi suoni ultra distorti ricordano all’ascoltatore di turno che sono stati loro a scrivere dischi “In Rock “ o “Fireball”.

Stefano Bonelli