Brani:
01 OVERTURE MORTALE
02 BATTLE GODS (OF THE UNIVERSE)
03 ARIOCH THE CHAOS STAR
04 AQUILONIA SUITE PART I
05 THE PRINCE IN THE SCARLET ROBE (The Three Who are One -Part I)
06 ICARUS ASCENDING
07 THE SONG OF THE SWORDS
08 THE SUN OF THE NEW SEASON (AN HOMECOMING SONG)
09 TRUE BELIEVER
10 THE FOREST OF LIGHT


Musicisti:
Morby: vocals
Enrico Paoli: guitars
Riccardo Paoli: bass
Stefano Bonini: drums
Riccardo Iacono: keyboards
DOMINE
Emperor of The Black Runes
2004, DRAGONHEART/spv


Dopo l'ottimo "Stormbringer Ruler ..." del 2001, tornano i Domine che con quell'album avevano fatto quel reale salto di qualità che ha portato il gruppo nell'olimpo delle metal band italiane e a farsi valere anche in campo internazionale, eccellente la loro prova al Gods of Metal del 2002, in cui ero presente ed in cui i nostri connazionali hanno infuocato il pubblico di Monza bagnato da una giornata di pioggia, sicuramente una delle band migliori di quella giornata, con un Morby grandioso. Questo nuovo album continua sulla buona strada del precedente, senza comunque esserne una copia, il genere proposto è lo stesso un Heavy Metal epico con forti inflessioni power (Gamma Ray su tutti) e tratti anche con qualche spruzzata progressive, nel senso dell'uso di arrangiamenti o cambi di tempo (soprattutto acustici) non troppo convenzionali. L'album scorre via lasciando molto più di un segno nel cuore, ma i brani migliori sono in assoluto i due più lunghi, le due suite: "Aquilonia" (composta da ben sei sottotracce) e "The Sun of the New Season" in quest'ultimo è presente come ospite la brava cantante Leanan Sidhe (dei Beholder), che compare anche nell'ultimo brano a chiusura del cd, l'acustica "The Forest of Light". Nella prima suite, "Aquilonia" si può godere anche della rivisitazione del tema principale della colonna sonora di "Conan il Barbaro". L'unica canzone che mi convince un po' di meno è l'opener (dopo l'intro) "Battle Gods" dove lo speed-power proposto mi sembra un tantino troppo "costruito" e il cui ritornello ripetuto eccessivamente mi ricorda da vicino "Thunderstorm", pezzo del loro secondo album (il lavoro della band che a me è piaciuto di meno).
La produzione è veramente azzeccata risultando abbastanza "calda" e aggressiva e Morby ci stupisce sempre di più per la sua capacità di interpretazione dei brani (e vi assicuro dal vivo è ancora più bravo). Buona anche la ballad "The prince in the Scarlet Robe" con un accompagnamento di piano veramente ispirato.
I DOMINE ci dimostrano che anche in un genere "ipersfruttato" è possibile comporre un album vero e leale nel quale la passione dei musicisti verso la musica proposta si sente ad ogni passaggio, nota dopo nota. Bisogna darsi il tempo necessario, i Domine lo hanno fatto e il risultato è vincente.


Alessandro "MetalAlex" Bonfà