Freedom Call
The Circle Of Life
Steamhammer/Spv, 2005
Quarto album per i tedeschi Freedom Call e niente di nuovo sotto il sole. Ci troviamo di fronte ad un altro lavoro di sintesi della più ostentata autocelebrazione del power melodico di matrice teutonica. Le dosi anche in questo caso sono un buon 55% di Gamma Ray (dove milita anche il batterista Dan Zimmermann), 30% di Helloween vecchio e nuovo periodo, 10% di Edguy-Avantasia e il restante 5% di originalità.
Detto ciò i fan della band in questione troveranno pane per i loro denti in quanto l'album scorre veloce ed è dotato di alcuni brani veramente vincenti e positivi capaci di sprigionare una carica di entusiasmo in tutti gli amanti del genere.
Brani come "Mother Earth" (che nella melodia di accompagnamento all'inizio della strofa ricorda molto da vicino il singolo degli Helloween "If I Could Fly" di qualche anno fa), o "Hunting High And Low" (non c'erano altri titoli a disposizione?), la successiva "Starlight" e ad esempio "High Enough" non avrebbero affatto sfigurato, e anzi sarebbero stati dei cavalli di battaglia di una nuova release degli stessi Helloween. Brani, questi citati, che sono dotati di una carica di positività veramente fuori dal comune.
Non ho potuto anche ascoltare con piacere la title-track "The Circle Of Life", che è apprezzbile per la buona costruzione melodico-armonica e la sua buona progressione da semi-ballad a mid-tempo.
Purtroppo a questa serie di brani che avrebbero fatto di questo lavoro un opera, se non originale, comunque rispettabile e godibile, vengono aggiunte alcune tracce troppo clonate dai cugini Gamma Ray, una su tutte "Carry On", ma sono moltissimi i passaggi e i ritornelli che ci ricordano troppo da vicino la band del buon Kay Hansen.
In definitiva, comunque, mi sembra di trovarmi di fronte ad un lavoro migliore del precedente "Eternity" (2002), prodotto molto bene e dotato di alcuni tra i brani più riusciti mai scritti dalla band in questione e affermo questo dopo essermi ripassato tutta la loro discografia prima dell'arrivo di questo nuovo lavoro. Forse è stata utile la pausa di quasi tre anni dall'ultimo studio album.
In generale ho sempre apprezzato la strategia di far uscire un album magari anche ogni 4 anni, come fanno i Blind Guardian, ma che sia veramente all'altezza delle aspettative, più di tanti album in pochi anni, ma dalla dubbia qualità artistica.
Alessandro “MetalAlex” Bonfà