Gerard
The Power Of Infinity
Musea
È incredibile come i Giapponesi siano in grado di assimilare ogni cosa per poi riproporla sottoforma di esportazione e mai come in questo caso l'immagine che abbiamo dei giapponesi con la macchina fotografica fu più calzante.
Pur non essendo la musica rock in generale una loro tradizione, gli abitanti del sol levante hanno imparato bene la lezione, diventando loro stessi maestri;infatti per quanto riguarda questo gruppo i Gerard gruppo progressivo quasi del tutto strumentale e che ormai suonano insieme fin dal lontano 1983, si può tranquillamente rigirare il concetto da me appena espresso.
Quello che sorprende di questa band, è senza dubbio la preparazione tecnico/artistica che ha portato l'ensemble giapponese a livelli qualitativi superiori dando ogni volta un prodotto assolutamente degno di nota fino ad arrivare a questa loro ultima release intitolata "Power Of Infinity".
Ascoltando il disco sembrerebbe di trovarci di fronte ad un gruppo di rock progressivo europeo o americano ma certamente non giapponese come effettivamente sono i Gerard; è interessante infatti come durante lo scorrere dei brani ci possa rendere cono di come gruppi come ELP, Genesis, Marillion, Arena e addirittura i Magellan siano veramente presenti nel dna della band, ed anche il fatto che in questo disco sia presente come ospite l'ex cantante dei Leviathan , Alex Brunori ci fa capire che questo gruppo è molto più vicino almeno musicalmente parlando alla cultura occidentale che non alla propria, ciò è dovuto anche al fatto che ormai circa trent'anni fa e ancora tutt'oggi il mercato giapponese è invaso da una miriade di bands che hanno contribuito alla nascita di gruppi come questo.
Musicalmente parlando il disco si muove in territori musicali spiccatamente settantiani ed anche la durata dei brani è figlia di quel periodo dove venivano composte suite a piene mani, a conferma di ciò cito gli ultimi due brani dalla durata che va dagli 11minuti di "Caravan Of The Moon"ai 14 minuti e passa della conclusiva "Blue World Part I-III, che fanno di questo disco un vero gioiello progressive dei nostri giorni pur avendo un occhio di riguardo al periodo prog per eccellenza i cioè gli anni settanta, quindi se siete amanti di questo genere questo è un album che non potrà mancare nel vostro scaffale preferito.
Stefano Bonelli