| Haven
Cross in the Sand
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Band siciliana, gli Haven, dedita ad un Gothic Doom incentrato
sul discreto lavoro delle chitarre e sulla voce di Giulio De Gaetano,
che oltre ad essere un versatile singer è anche un valido
polistrumentista capace di disimpegnarsi abilmente con chitarra
elettrica, classica, acustica e col basso.
Una seconda voce, femminile, affianca quella maschile con esiti
qualitativamente alterni.
Le voci appaiono infatti piuttosto disomogenee e la loro performance
a tratti confusa: se la voce della singer è in alcuni momenti
troppo sottile e “cinguettante”, la male voice non sempre
riesce ad adattarsi con successo a tutti gli stili usati; il cantato
che le riesce meglio si rivela comunque essere quello pulito.
Per quanto riguarda gli altri strumenti al lavoro nei brani, c’è
da sottolineare come l’uso della batteria elettronica (reso
probabilmente necessario dalla difficoltà a reperire un batterista
in carne ed ossa più che una vera e propria scelta stilistica),
penalizzi fortemente i pezzi, mentre le tastiere hanno un ruolo
decisamente marginale, intervenendo solo a sottolineare determinati
passaggi più emotivamente e strutturalmente significativi
all’interno dei singoli brani.
La registrazione, benché casalinga, è molto curata
e pulita.
Ma veniamo ora all’aspetto compositivo di “Cross in
the Sand”: se da un lato bisogna infatti riconoscere la volontà
del gruppo di non restare imprigionato in una forma standardizzata
di canzone, dall’altro c’è da rilevare come a
volte l’assemblaggio delle varie parti di un brano risulti
farraginoso e caotico. Tuttavia, nonostante questa incertezza compositiva
(che noi interpretiamo come la volontà di ricerca di un linguaggio
proprio, personale, e non come il balbettio di un infante), i pezzi
riescono comunque a mantenere una certa vivacità ed a trasmettere
una carica emotiva autentica: alcuni brani sono davvero intensi
e ricordano quelli più emozionanti dei primi In the Woods.
Il migliore è indubbiamente “Road to Nowhere”,
gli altri sono qualitativamente omogenei mentre senza infamia e
senza lode è la strumentale “The Sky of Freedom”.
Concludendo, gli Haven ci sembrano un gruppo che ha ancora ampi
margini di miglioramento e le potenzialità per approdare
ad una piena maturità artistica che in questo demo non è
stata ancora raggiunta. I frutti migliori necessitano di una lenta
maturazione e le asprezze del terreno di origine rendono più
succoso il frutto maturo.
RosaVelata |