Brani:
01 Cross in the Sand
02 Dancer in the dark
03 Oxygen
04 Road to Nowhere
05 Phoenix
06 Wavering Desire
07 The Sky of Freedom ( instrumental )

Musicisti:
Carmen Cambria: Vocals, choirs
Giulio De Gaetano: Vocals, screams, choirs, acoustic/classic/electric guitars, bass, drum progr, arrangements
Salvo Taranto: Keyboards, arrangements

Haven
Cross in the Sand
Autoproduzione
http://spaces.msn,com/havensoul

Band siciliana, gli Haven, dedita ad un Gothic Doom incentrato sul discreto lavoro delle chitarre e sulla voce di Giulio De Gaetano, che oltre ad essere un versatile singer è anche un valido polistrumentista capace di disimpegnarsi abilmente con chitarra elettrica, classica, acustica e col basso.
Una seconda voce, femminile, affianca quella maschile con esiti qualitativamente alterni.
Le voci appaiono infatti piuttosto disomogenee e la loro performance a tratti confusa: se la voce della singer è in alcuni momenti troppo sottile e “cinguettante”, la male voice non sempre riesce ad adattarsi con successo a tutti gli stili usati; il cantato che le riesce meglio si rivela comunque essere quello pulito.
Per quanto riguarda gli altri strumenti al lavoro nei brani, c’è da sottolineare come l’uso della batteria elettronica (reso probabilmente necessario dalla difficoltà a reperire un batterista in carne ed ossa più che una vera e propria scelta stilistica), penalizzi fortemente i pezzi, mentre le tastiere hanno un ruolo decisamente marginale, intervenendo solo a sottolineare determinati passaggi più emotivamente e strutturalmente significativi all’interno dei singoli brani.
La registrazione, benché casalinga, è molto curata e pulita.
Ma veniamo ora all’aspetto compositivo di “Cross in the Sand”: se da un lato bisogna infatti riconoscere la volontà del gruppo di non restare imprigionato in una forma standardizzata di canzone, dall’altro c’è da rilevare come a volte l’assemblaggio delle varie parti di un brano risulti farraginoso e caotico. Tuttavia, nonostante questa incertezza compositiva (che noi interpretiamo come la volontà di ricerca di un linguaggio proprio, personale, e non come il balbettio di un infante), i pezzi riescono comunque a mantenere una certa vivacità ed a trasmettere una carica emotiva autentica: alcuni brani sono davvero intensi e ricordano quelli più emozionanti dei primi In the Woods. Il migliore è indubbiamente “Road to Nowhere”, gli altri sono qualitativamente omogenei mentre senza infamia e senza lode è la strumentale “The Sky of Freedom”.
Concludendo, gli Haven ci sembrano un gruppo che ha ancora ampi margini di miglioramento e le potenzialità per approdare ad una piena maturità artistica che in questo demo non è stata ancora raggiunta. I frutti migliori necessitano di una lenta maturazione e le asprezze del terreno di origine rendono più succoso il frutto maturo.

RosaVelata