Track List:
01 Dark & Shadows (intro)
02 Breathless
03 Final contest
04 Easy Road
05 Hollow haze
06 Deceit for all
07 Waiting
08 Black rainbow
09 Illusion around
10 Near the end
11 Until your Heaven

Line Up:
Nick Savio Guitars
Dan Keying Vocals
Paolo Veronese Drums
Matt Cingano Bass

Hollow Haze
Mygraveyardproductions
www.hollowhaze.com

A tre anni dalla formazione degli italiani Hollow Haze esce l’omonimo album di debutto.
Questa band ha delle grandi potenzialità, la tecnica è curata e ben calibrata fra sonorità che si situano tra un hard rock moderno ed un power tradizionale che ben ricorda l’esperienze passate dei componenti del gruppo.
Nick Savio è stato chitarrista dei vicentini White Skull e la voce proviene dal power tradizionale dei Cydonia, una voce aliena, di grande talento e personalità, capace di passare dal melodico agli acuti più taglienti, una voce che è sia master sia sottofondo di penetranti cori che fanno da filo conduttore di tutto l’album. Tutti questi cori fanno pensare ad un sviluppo della band in senso power che nella vocalità ha già raggiunto un risultato eccellente.
Gli Hollow Haze hanno suonato quello che sanno suonare e sanno di saperlo fare adeguatamente. L’album ha però il limite di dilatarsi in una ripetizione del sound (le canzoni superano in media i 5 minuti) ed essere estremamente melodico correndo il rischio di risultare monotono e di far dimenticare il pesante rumore tellurico delle aperture.
Si apre con la magia dell’intro strumentale su cui si allaccia lo squarcio metallico di ‘Breathless’ lasciandoci proprio senza respiro. Mediamente tutte le canzoni giocano sull’accostamento-discostamento di duro e melodico, un sound che sembra fungere lungo tutte le tracce da sfondo alla carismatica voce di Dan e relativi coretti. ‘Deceit for all’ non chiede molto nemmeno allo sfondo, è puro rock grazie a cui riconosco qualcosa del primo hard rock.
Piacevolissima cavalcata power con stacco di acuto in ‘Illusion Around’, sorrido perché, a questo punto, è spontaneo chiedersi se il gruppo vuole comunicare qualcosa.
Degna di menzione è sicuramente l’incisiva quarta traccia ‘Easy Road’, la più heavy soprattutto nella fase iniziale, ascoltarla spinge inevitabilmente ad alzare il braccio e cantare insieme al suo coro, poi giù la testa per lo stacco strumentale! Ben fornita è anche ‘Waiting’ che sa ben miscelare l’intro strumentale con il refrain più volte ripetuto che fa coro nelle orecchie come un tipico inno.
Lascia a bocca asciutta la traccia finale che nell’entrata torna su sonorità soprattutto rock tradizionali, pur riprendendosi più avanti grazie all’immancabile power del coro.
La base è pronta ed è stata studiata con grande successo, dopo un meritato debut album di presentazione attendiamo più incisività, che poi sia distorsione o melodia è giusto che rimanga al gruppo la scelta.

Cristina Ferrandi