Brani:
01 Revelation
02 Alone I Breathe
03 Losing my Head
04 Going My Way
05 Hold On
06 Lost Dreams
07 Time And Time Again
08 Goodbye Friday
09 Burning The Sky
10 Sofia
11 Let’s Talk About It
Musicisti:
Glenn Hughes: Vocals, Bass
Joe Lynn Turner: Vocals
JJ Marsh: Guitars
Shane Gaalass: Drums
Ed Roth: Keyboards
Special Guests:
Steve Vai, guitar solo on “Losing My Head”
Chad Smith, drums on “Losing My Head”
Jeff Kollman, guitar outro on “Burning The Sky”
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HUGHES TURNER PROJECT – II
MTM MUSIC
Fantastico! Questa è la prima considerazione che mi viene in mente nel momento in cui devo recensire questo nuovo e attesissimo come back del grande duo del rock Hughes/Turner. Se già nel primo disco d’esordio i nostri avevano immediatamente messo in chiaro le loro intenzioni con un hard rock potente e melodico allo stesso tempo, in questa seconda fatica discografica Hughes/Turner vanno persino oltre. Mantenendo sempre costante l’impronta decisamente “porpora” della loro musica, i due vocalist hanno ‘modernizzato’ la loro proposta con un sound più d’impatto, con suoni di chitarra più ‘spessi’ e arrangiamenti curati. Il risultato è un disco di hard rock con gli attributi fumanti, con un lavoro di esecuzione e di composizione da maestri e con songs dotate di energia, di melodie e di variazioni al loro interno. Si parte con la sparata ‘Revelation’, una sorta di Speed King moderna. Si prosegue con ‘Alone I breathe’, ‘Going My Way’, ‘Hold On’ e ‘Goodbye Friday’, brani di puro hard rock arricchito da una vena vagamente funky ma non troppo. Di particolare bellezza è caratterizzata la song ‘Losing My Head’, dove aleggia lo spirito zeppeliniano della stupenda Kashmir. Questa canzone è davvero suggestiva, impreziosita da un buon solo di Steve Vai. Con ‘Lost Dreams’ e con la ballata ‘Time And Time Again’ siamo in territori rainbowiani epoca Turner. Degni di nota gli arrangiamenti e i soli di chitarra. ‘Burning The sky’ e ‘Sofia’ brillano per la loro atmosfera un po’ notturna e sognante. Chiude il disco la zeppeliniana ‘Let’s Talk About It Later’, ottima song. E’ inutile sprecare troppi aggettivi per descrivere il disco: è un ottimo prodotto, con parti vocali e soli di chitarra maturi e di grande capacità. Il punto di forza di questo disco è, a mio parere, oltre alla presenza di questi personaggi del rock anche la capacità di produrre un album di classico hard rock ma alla luce del 2003. E mentre i Deep Purple si “perdono tra le banane”, vagando senza meta, orfani dei talentuosi Blackmore e Lord, non ci resta che fare nostro questo disco che “rispolvera” in maniera dignitosa la grandezza di un certo hard rock inventato da chi oggi forse non se lo ricorda più.
Bruno Cavicchini
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