| Lacuna Coil
KarmaCode
Century Media
www.thekarmacode.com
Un clima di grande attesa ha preceduto l’uscita del nuovo
album dei Lacuna Coil, clima reso rovente dal sapiente uso di un
battage pubblicitario discreto ma implacabile; promozione che ha
finito per giungere persino all’orecchio di critici dediti
ad altri generi musicali e ad incuriosirli per la supposta anomalia
di un gruppo così sorprendentemente famoso all’estero
e sconosciuto a loro (e mi riferisco, in particolare, ad un paradossale
articolo comparso su XL, l’inserto mensile de “La Repubblica”
in cui si guardava con stupore all’apparentemente immotivata
fama del gruppo oltralpe ed oltreoceano e si esaltava “Karma
Code” perché non prettamente Metal!).
Alla fine “Karma Code” è uscito: ottimamente
prodotto, esibisce fieramente un suono curatissimo, al limite della
perfezione, ed una carica emotiva pari a quella che solo i grandi
dischi d’esordio possiedono.
Un nuovo esordio, dunque? Una rinascita? Non esattamente, dato che
i Lacuna Coil non mettono in discussione il loro stile, ormai immediatamente
riconoscibile, una vera e propria “sigla”, ma semmai
lo rendono più compatto e lo arricchiscono di alcuni elementi
innovativi.
In che cosa, quindi, “Karma Code” si differenzia dai
lavori precedenti? Soprattutto, direi, negli evidenti riferimenti
al post-Thrash, in particolare nelle ritmiche delle chitarre: si
sente, insomma, che i nostri negli ultimi tempi hanno frequentato
gli States, e non solo per l’affaire tra la bella Cristina
e il chitarrista-bestia degli Slipknot.
Inoltre, è stata data un’ancora maggiore preminenza
(che, rispetto agli album precedenti, è quasi assoluta),
alla voce femminile a discapito di quella potente ed intensa di
Andrea Ferro, che ben si armonizzava con quella di Cristina, evitando,
nella sapiente e calibrata alternanza delle due voci, un’eccessiva
monotonia nel cantato. Ma si sa, la nostra Cristina è ormai
una diva, e non solo perché un sondaggio straniero l’ha
eletta la più sexy Metal singer dell’anno.
I suoi famosi (perché di essi tanto si è parlato),
vocalizzi “orientaleggianti” hanno aggiunto un’ulteriore
nota di novità, anche se forse ne è stata esagerata
l’importanza in una trama compositiva ed esecutiva, del cantato
come della musica, curatissima ed efficace nella sua globalità.
Gli emulatori delle virtù dei nostri, manco a dirlo, sono
spuntati come funghi, segno inequivocabile che stanno ormai facendo
scuola e quindi strada, ma loro rimangono ancora una spanna al di
sopra del migliore degli imitatori.
Prima o poi, è vero, la loro formula finirà per stancare
(ho sentito in giro più di un fan lamentarsi della ripetitività
di “Karma Code”, ma mi sembra una critica ancora prematura…),
e si renderanno allora necessari un ripensamento globale ed una
svolta più radicale; ma per ora godiamoci questo album che
segna indubbiamente il più alto punto di arrivo di un percorso
di maturazione ed affinamento musicale intrapreso ormai da anni
con un bagaglio tecnico e creativo qualitativamente assai elevato.
RosaVelata
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