Brani:
01 Fragile
02 To the Edge
03 Our Truth
04 Within Me
05 Devoted
06 You Create
07 What I See
08 Fragments of Faith
09 Closer
10 Invisible Light
11 The Game
12 Without Fear
13 Enjoy the silence

Musicisti:
Cristina Scabbia - Female Vocals
Andrea Ferro - Male Vocals
Cristiano Migliore - Guitar
Marco Biazzi - Guitar
Marco Coti Zelati - Bass
Cristiano Mozzati – Drums

Lacuna Coil
KarmaCode
Century Media
www.thekarmacode.com

Un clima di grande attesa ha preceduto l’uscita del nuovo album dei Lacuna Coil, clima reso rovente dal sapiente uso di un battage pubblicitario discreto ma implacabile; promozione che ha finito per giungere persino all’orecchio di critici dediti ad altri generi musicali e ad incuriosirli per la supposta anomalia di un gruppo così sorprendentemente famoso all’estero e sconosciuto a loro (e mi riferisco, in particolare, ad un paradossale articolo comparso su XL, l’inserto mensile de “La Repubblica” in cui si guardava con stupore all’apparentemente immotivata fama del gruppo oltralpe ed oltreoceano e si esaltava “Karma Code” perché non prettamente Metal!).
Alla fine “Karma Code” è uscito: ottimamente prodotto, esibisce fieramente un suono curatissimo, al limite della perfezione, ed una carica emotiva pari a quella che solo i grandi dischi d’esordio possiedono.
Un nuovo esordio, dunque? Una rinascita? Non esattamente, dato che i Lacuna Coil non mettono in discussione il loro stile, ormai immediatamente riconoscibile, una vera e propria “sigla”, ma semmai lo rendono più compatto e lo arricchiscono di alcuni elementi innovativi.
In che cosa, quindi, “Karma Code” si differenzia dai lavori precedenti? Soprattutto, direi, negli evidenti riferimenti al post-Thrash, in particolare nelle ritmiche delle chitarre: si sente, insomma, che i nostri negli ultimi tempi hanno frequentato gli States, e non solo per l’affaire tra la bella Cristina e il chitarrista-bestia degli Slipknot.
Inoltre, è stata data un’ancora maggiore preminenza (che, rispetto agli album precedenti, è quasi assoluta), alla voce femminile a discapito di quella potente ed intensa di Andrea Ferro, che ben si armonizzava con quella di Cristina, evitando, nella sapiente e calibrata alternanza delle due voci, un’eccessiva monotonia nel cantato. Ma si sa, la nostra Cristina è ormai una diva, e non solo perché un sondaggio straniero l’ha eletta la più sexy Metal singer dell’anno.
I suoi famosi (perché di essi tanto si è parlato), vocalizzi “orientaleggianti” hanno aggiunto un’ulteriore nota di novità, anche se forse ne è stata esagerata l’importanza in una trama compositiva ed esecutiva, del cantato come della musica, curatissima ed efficace nella sua globalità.
Gli emulatori delle virtù dei nostri, manco a dirlo, sono spuntati come funghi, segno inequivocabile che stanno ormai facendo scuola e quindi strada, ma loro rimangono ancora una spanna al di sopra del migliore degli imitatori.
Prima o poi, è vero, la loro formula finirà per stancare (ho sentito in giro più di un fan lamentarsi della ripetitività di “Karma Code”, ma mi sembra una critica ancora prematura…), e si renderanno allora necessari un ripensamento globale ed una svolta più radicale; ma per ora godiamoci questo album che segna indubbiamente il più alto punto di arrivo di un percorso di maturazione ed affinamento musicale intrapreso ormai da anni con un bagaglio tecnico e creativo qualitativamente assai elevato.

RosaVelata