Track List:
01. Reversal
02. Father Pyramid
03. Ceremony Master
04. Division Man
05. Marketing
06. Life Of Gear
07. From Space To Time
Part One - Evolution
08. Part Two - Bodes
09. Part Three - Separation
10. Part Four – Eden

Line Up:
Martin Gouldin: Guitar
Jos Geron: Voice
Charlie Griffiths: Guitar
Nicolas Lowczowski: Drums
Steve Woodcock: Bass

Linear Sphere
Reality Dysfunction
Linear Sphere Records
www.linearsphere.com

Questo gruppo unisce con indubbia efficacia il Progressive al Metal estremo: riff pesanti e groovy articolati in complesse strutture ed arricchiti da pregiati fraseggi solisti che spesso sfociano in atmosferiche aperture melodiche.
Anche la registrazione risulta di pregio, mentre il sound appare di notevole modernità anche grazie alla sapiente ed accurata scelta degli effetti.
Tutti i musicisti dimostrano di avere un’indiscutibile preparazione tecnica: alcuni momenti chitarristici sono davvero belli, ben concepiti ed eseguiti; anche la sezione ritmica merita i nostri elogi più spassionati. Il cantante cerca di destreggiarsi tra cantato melodico ed aggressivo, non sempre con egregi risultati; numerose sono le parti recitate che vengono inserite nel tentativo di dare varietà al cantato che purtroppo continua a risentire di quello che ci sembra essere uno dei peggiori difetti dell’album, la verbosità dei testi, la loro prolissità.
I brani sono infatti mediamente piuttosto lunghi ed assai complessi: l’immediata fruibilità è un concetto bandito per principio dalla loro concezione di arte. Ci sembra anzi che la complessità compositiva spinta fino alle sue estreme conseguenze sia una scelta programmatica ben precisa e che a temperarla ci sia solo il ricorso ai suoni violenti ed incoercibili del Death Metal.
L’album mostra di avere un’atmosfera coerente, una coesione stilistica che lo fa sembrare quasi un concept. Citiamo alcuni fra i brani a nostro giudizio meglio riusciti: “Life of Gear”, che spezza il wall of sound rivelandosi un lento (non una ballad melodica, resta sempre e comunque cervellotico!!), di grande intensità costruito sapientemente sul lavoro delle chitarre acustiche senza alcun cedimento alle tentazioni Seventies; e la suite in quattro tempi “From Space to Time” che rappresenta il climax, lo Zenith dell’album, la summa di tutte le capacità musicali della band.
Il problema di questo pur qualitativamente valido lavoro è che rischia di essere interessante solo per i maniaci del fraseggio, mentre per un ascoltatore dagli interessi più vari può risultare davvero ostico.