Brani:
01 Over the Moon
02 Fake a Smile
03All the Time in the World
04 My Revelation
05 Coming Home
06 Trapped in your Labyrinth
07 Blue Emptiness
08 You are the Night
09 Enter my Religion
10 Streets of Philadelphia
11 You take me Higher
12 For a Moment

Musicisti:
Liv Kristine: all vocals

Liv Kristine
Enter My Religion
Roadrunner records
www.livkristine.de

Dall’abbandono dei Theatre of Tragedy la brava e bella Liv Kristine in Krull ci sta letteralmente sommergendo di novità discografiche: partecipazioni a dischi altrui (già si preannuncia il bis con i Cradle of Filth), album dei Leave’s Eyes ed ora questo disco solista! Una stakanovista, non c’è che dire!!
Lungi da noi la sadica ambizione di fare gli uccelli del malaugurio, ma è unanimemente riconosciuto il fatto che spesso la quantità vada a detrimento della qualità e nel caso di questo album il suddetto adagio non è purtroppo smentito.
L’accoppiata Kristine/Krull opta infatti per un disco pop: avete capito bene, il CD non è Gothic con influenze pop, ma pop tout-court! È doveroso precisarlo, soprattutto per gli amanti del Gothic Metal che non troveranno pane per i loro denti, anzi correranno addirittura il rischio di morire d’inedia!
La scelta pop non implica necessariamente che un album sia di scarsa qualità: vi sono grandi autori ed interpreti, prima fra tutte l’immarcescibile Miss Ciccone, che danno lustro al genere, ma “Enter My Religion” manca di quella caratteristica fondamentale che fa la differenza tra un pezzo pop che tutti canticchiano sul momento e ricordano dopo anni ed un brano che la memoria umana cestinerà un nanosecondo dopo averlo ascoltato: l’intensità emotiva.
La maggior parte dei brani è infatti costruita su melodie zuccherose e scialbe; non tutti sono privi di valore, certo: “Fake a Smile”, ad esempio, ha una certa carica emotiva di matrice romantica, mentre richiami etnici impreziosiscono “My Revelation”; anche “Trapped in your Labyrinth” si rivela dinamica e ben strutturata, con un refrain particolarmente riuscito.
C’è inoltre da notare come nell’intero album si faccia largo uso di strumenti quali chitarre acustiche, archi e del pianoforte che spesso contribuiscono a creare suadenti atmosfere celtiche, ma che in altri casi, soprattutto quando è la chitarra solista ad intonare una melodia, sembrano essere inseriti un po’ a sproposito.
Questo “retrogusto” celtico è in definitiva ciò che caratterizza il CD di Liv rispetto ai lavori delle più quotate e telegeniche colleghe.
Concludendo, possiamo dare due consigli spassionati ai nostri lettori: se avete intenzione di comprare un disco pop, ce ne sono sicuramente di migliori in commercio, anche se noi non siamo in grado di consigliarvi al riguardo perché sconfineremmo in un universo a noi alieno; se invece desiderate acquistare “Enter My Religion” perché nutrite la succulenta aspettativa di ascoltare del Gothic Metal di qualità, risparmiate il vostro denaro per altri album che meritano davvero la spesa.

RosaVelata