Lord Of Mushrooms
Seven deadly songs
Lion Music
La band si è formata nel 2002 ricevendo lusinghiere recensioni per il loro disco di debutto che venne pubblicato dalla Musea etichetta francese specializzata in rock progressivo, e nel quale album si riscontravano già maturità compositiva ed interpretazione di livello superiore.
Nel corrente anno quindi dopo tre anni da quel cd, il gruppo si ripresenta con un prodotto veramente pregno di quanto fatto in quell'album ma con in più elementi metal progressive mischiati al jazz che danno una diversa visione della musica che questo incredibile gruppo riesce a comporre.
Infatti anche se le canzoni che fanno parte di questo album risentano in modo inevitabile della influenza di band come i Dream Theater e compagnia bella i Lord Of Mushrooms riescono ad imprimere alla loro musica quella giusta dose di personalità necessaria a far si che al propria musica non venga etichettata come il solito miscuglio progressivo senza ne capo e ne coda.
"Seven Deadly Songs" è un album che contiene canzoni dalla struttura non semplice ma questo non vuol dire che sia impossibile ascoltare la loro musica soprattutto per chi non è avvezzo acerte sonorità, anzi direi che ascoltando questo meraviglioso album ci si rene dell'enorme talento di cui gode questa band di origine francese e fin dalle prime note si subito la conferma di quello che ho appena affermato.
Ascoltate ad esempio il brano che apre questo stupendo lavoro "Pride" è un alternanza di musica metal progressive e Jazz con l'inserimento del vocoder nella voce di Julien Vallespi che conferisce una diversità certosina mai riscontrata da qualche a questa parte,ecco direi che per quello che ho riscontrato in questo album la band transalpina si ossa avvicinare addirittura a storiche band jazz/fusion francesi come ad esempio gli Uzeb il cd inoltre si conclude con una mini suite composta da tre brani Intitolata "Lust Legend" che chiude alla grande uno stupendo lavoro,speriamo solo di non dover perdere artisti come i Lord Of Mushrooms sarebbe un vero peccato per la musica.
Stefano Bonelli