Max Magagni
Twister
Music Academy Records
Questo album è stato registrato nel 2001 con diversi ospiti di calibro nazionale ed internazionale tra i quali Ian Paice (Deep Purple), Glenn Hughes (Deep Purple), Robin Mc Auley (MSG), Paul Shortino (Rough Cutt, Quiet Riot) ed Alex Alessandroni (W. Huston, C. Aguileira).
Tra gli artisti italiani troviamo Max Gelsi e Bruno Farinelli (Elisa), Andrea Gé (Lamedica, Vasco Rossi), Oscar Bandiera, Michele Luppi (Umberto Tozzi) e Gianluca Tagliavini (Ladri di biciclette).
Max Magagni, invece è uno dei tanti artisti italiani che ha dovuto varcare l'oceano per avere successo (questa è l'Italia), la sua carriera inizia nel 1991 con il diploma al Musician Institute (GIT) di Los Angeles. Ha militato in diversi progetti live nell'area di Los Angeles ed ha lavorato come turnista con gente del calibro di Vinnie Colaiuta, Steve Tavaglione, John Patitucci, Dave Garibaldi e altri. Dopo altri progetti entra a far parte del corpo docente del Los Angeles Valley College e nel 1999 apre a Bologna la prima ed unica filiale del Los Angeles Music Academy con Max in veste di presidente. Nel 2000 gli viene offerta la nomina di "Fender Guru", ovvero testimonial Fender per l'Italia. Nel 2002 inizia una collaborazione con Gregg Bissonette che lo porta a suonare insieme in varie manifestazioni.
Il disco si apre con un intro di chitarre a volte che richiamano la Spagna per arrivare a "The way u look at me" prepotente hard rock con alla voce il grande Paul Shortino. "Can you get it" dove troviamo "Sua Maestà" Glenn Hughes in un funky/rock imperdibile dove gli strumenti e la voce duellano e si rincorrono in un vortice di sensazioni.
Poteva mancare la ballad, eccola a voi in "Lonely" dove McAuley con la sua voce eterea ricorda momenti gia vissuti con Michael Schenker, ottimo class rock. In stile jazz il successivo "Who's the boss, ah?" che ricorda molto vagamente il Macalpine dei primi tempi.
Di nuovo McAuley e di nuovo un grande pezzo, un rock'n'roll "Because of you" in stile MSG con un ottimo intervento di Hammond. Grande pezzo il successivo con un ispiratissimo Luppi alla voce, un ottima ballata. Altro jazz in "Cyber dream" quasi a riprendere il discorso iniziato con "Who's the boss, ah?" "Love child" e Paul Shortino binomio eccezionale, molto blues. La chitarra è padrona su "The perfect number" accompagnata dall'hammond in questo viaggio tra Eddie Van Halen, Steve Morse e il Blackmore dei vechi tempi (Deep Purple docet). Altro jazzaccio e si passa al gioiellino dell'album "Highway star" registrato dal vivo con Michele Luppi alla voce e, nientedimeno che il Re, Sua Maestà Ian Paice alla batteria, il quale dimostra che potranno passare gli anni, potranno cambiare i generi musicali ma la Classe (quella con la C maiuscola) non è acqua e che la batteria si suona più con il cervello che con i muscoli.
Grande disco, consigliato a tutti coloro che vogliono respirare nuovamente le atmosfere degli anni ottanta, e vi assicuro che il disco suona come un disco anni ottanta , nel senso delle stesse sonorità, batteria pompata e chitarre corpose e voce "decisa".
Devo dire che ho trovato qualche difficoltà a reperirlo, ma si sa che in Italia le cose funzionano così, duecento copie del disco dei Pooh o di Zucchero e nessuna copia di Artisti che potrebbero fare grande l'Italia a livello musicale, e solo grazie al mio negozio di dischi preferiti ho avuto il piacere di ascoltarlo. Qual è il mio negozio di dischi preferito? Ancora non l'avete capito…guardate tra i banners nell'home page…e capirete.
Gianfranco Belisario