Brani:
01. Ma laulaks seda luguda
02. Lahinguväljal näeme, raisk!
03. Rauavanne
04. Saaremaa vägimees
05. Hundi loomine
06. Kui meid sôtta sôrmitie
07. Sôjahunt
08. Merepojad
09. Merimees menneb merele
010. Hundi süda sees
011. Velekeseg noorôkôsôg
012. Raiun kui rauda
013. Alle-aa
014. eestimaa vabadiku laul puu oksa peal
015. Sajatus
016. Kotkapojad
017. Hiiekoda
018. Ussisônad

Musicisti:
Markus: vocals and guitar
Atso: drums and vocals
Kuriraivo: bass and vocals
Lauri "Varulven": guitar, vocals and medieval/traditional instruments
Metsatöll
Hiiekoda
Hyper Records, 2004

Gli estoni Metsatöll suonano un folk/epic metal caratterizzato da una robusta base ritmica sulla quale sono inseriti fastosi cori e parti folk interpretate da cornamuse e chitarre acustiche.
Il loro sound è piuttosto originale, discostandosi sia dalle solite ballate celtiche che dal patinato folk finlandese, goliardico ma assai poco coinvolgente. E diremo di più: non c’è solo un’inflessione personale nella loro proposta musicale, ma un’assoluta genuinità, a tratti forse un po’ naif, che giova comunque all’atmosfera dell’album, conferendole un tono emotivo ben definito, medievaleggiante e marziale, senza essere per questo monocorde. Si passa infatti agevolmente dai rocciosi mid-tempo della prima traccia alle accelerazioni repentine della quinta, passando attraverso le divagazioni acustiche della terza traccia.
Una digressione merita l’affascinante e ben curato artwork: un’attenzione, questa, che contraddistingue tutte le pubblicazione della Hyper Records, una nuova e promettente casa discografica baltica, capace di puntare sulla qualità tecnica della produzione senza trascurare gli aspetti più prettamente estetici della stessa. La produzione è infatti potente e decisamente atipica, giacché presenta come elemento distintivo e caratterizzante la prevalenza data ai suoni emessi dal basso; una scelta anomala ma capace di conferire ulteriore personalità all’album. Pur se qualitativamente lontana dalle megaproduzioni scandinave e non priva di difetti, il lavoro della Hyper Records riesce ad affascinarci perché, in un momento in cui vi è una tendenza all’uniformità, o meglio alla massificazione nelle scelte di produzione, ogni piccola traccia di originalità è sempre ben accetta.
Un disco, quindi, che pur non raggiungendo vette d’eccellenza si attesta su buoni livelli e che per questa ragione merita un ascolto attento, meticoloso.

RosaVelata