| Moonspell
Memorial
Steamhammer
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Ci ritroviamo tra le mani la copia promozionale del nuovo album
dei Moonspell, la cui uscita sul mercato internazionale è
prevista per la fine di Aprile. Proprio a causa delle alterne sorti
cui il gruppo è andato incontro nella sua ormai più
che decennale carriera, ci predisponiamo all’ascolto con una
certa aspettativa, non scevra di emozione: se è vero infatti
che negli Anni Novanta i Moonspell si sono resi memorabili con alcuni
album di rara bellezza, è purtroppo altrettanto incontrovertibile
che siano andati lentamente perdendo l’ispirazione fino all’album
precedente a questo, “The Antidote”, che è parso
mostrare qualche lieve segno di ripresa. Il nostro stato d’animo
è pertanto giustificabile: qui c’è da valutare
se la ripresa si consoliderà o se invece si apriranno per
i nostri le cataratte dell’abisso!
Dopo una breve intro parte il primo pezzo, “Finisterra”,
pesante e diretto, assolutamente privo di concessioni melodiche.
Segue “Memento Mori”, anch’esso duro e possente,
e teso a ridurre al minimo le lascive, tenebrose parti melodiche
che invece avevano caratterizzato il sound dei tempi migliori. Ma
un cambiamento di stile non sempre viene per nuocere, anzi, e noi
lo guardiamo di buon occhio e proseguiamo indefessi l’ascolto.
E restiamo sorpresi ed entusiasti della voce di Fernando, sporca,
quasi gutturale eppure deflagrante nella sua innata potenza, come
pure delle intatte doti musicali degli altri componenti la band.
“Sons of Earth” è un breve e vario intermezzo
musicale che ci conduce a “Blood Tells!”, goticamente
epica, finalmente emozione allo stato puro! Anche la successiva
“Upon The Blood of Men” ha un’intensa carica emotiva,
dovuta senza dubbio alla scelta da parte dei nostri di una formula
musicale complessa ed innovativa che alla robustezza dei primi brani
combina una sinfonica teatralità. “At the Image of
Pain” si caratterizza per la teatralità del cantato,
mentre “Sanguine”, forse il più bel pezzo del
CD, mostra venature di Horror Metal che si dipanano con eleganza
su una trama di base costituita dalla classica modulazione di arpeggi,
inconfondibile sigla dei Moonspell fin dagli albori della loro produzione
artistica. “Once It Was Ours!” vive di forti contrasti,
mentre “Mare Nostrum” è un pezzo strumentale
di grande pregio che ci trasmette con efficacia l’emozione
di chi vive al cospetto dell’immenso Oceano Atlantico (il
“Mare Nostrum” del Portogallo?!).
Segue “Luna”, brano malinconico impreziosito dalla presenza
di una guest singer, ed infine “Best Forgotten”, dinamico
ma non memorabile.
In definitiva, completato l’ascolto, le nostre aspettative
di una “risurrezione” artistica non paiono completamente
deluse: i Moonspell, abbandonate da tempo le pur suggestive sperimentazioni
Industrial di “The Butterfly Effect” come anche le velleità
di comporre un “Irreligious Part II”, tornano con un
album compatto ed omogeneo, magari non una pietra miliare del genere,
ma indubbiamente un eccellente punto di partenza per il rilancio
della carriera del gruppo portoghese.
RosaVelata |