Brani:
01 Medusa’s Secret
02 Supertitions
03 Shadow Call
04 Maybe
05 Leave me Alone
06 Hurricane
07 The End of a Dream
08 Blind Soldier
09 Castle of my Soul
10 The Calm Before the Storm
11 Prelude
12 Endless World
13 Call Me ( bonus track )

Musicisti:
Roby Beccalli: vocals
Steve Volta: guitars and keyboards
Mark Zampetti: bass
Federico Ria: drums

Additional Musicians:
Tony Martino: backing vocals
Steve Addis: drums

Perpetual Fire
Endless World
SteelHeart Records
www.perpetualfire.net

Power Metal tecnico ma al tempo stesso ispirato da un forte afflato epico per questa band nostrana: esattamente quello che ci aspettava dalla benemerita Steelhearth/Adrenaline Records, insomma.
La struttura dei brani è costituita da trame strumentali a metà strada tra il Neoclassico ed il Progressive. La tecnica è pregevole; ottimo in particolare il lavoro delle chitarre, sia nel riffing che negli assolo.
Cosa, allora, non convince appieno?
Fin dal primo ascolto l’album appare, per così dire, confuso: è come se il gruppo brancolasse nel buio, incerto sulla meta da raggiungere, fino ad imbattersi ora in un’influenza ora nell’altra, senza soluzione di continuità. Fermo restando che le parti meglio riuscite sono quelle di derivazione Power germanica, sembra tuttavia che non ci sia stata alcuna volontà precisa a far procedere il gruppo in quella direzione stilistica: una sorta di deriva che ha condotto fortunosamente ad un approdo felice.
Inoltre, la mancanza di ritornelli incisivi finisce per penalizzare i brani: spesso sono proprio i refrain a fare la differenza tra una canzone discreta ed una killer song!
Anche le parti vocali non convincono del tutto: a volte poco potenti, in altri casi inutilmente aspre, come in “Superstitions”.
Tra i brani segnaliamo comunque alcune chicche: “Maybe”, dalla quale è stato anche estratto un video, che parte in lentezza per poi crescere in un corale up-tempo, e “Hurricane”, che tenendo fede al titolo si rivela un brano pieno di energie.
Ci sembra comunque che i Perpetual Fire abbiano considerevoli margini di miglioramento; potendo contare su delle ottime capacità strumentali, le migliorie in fase compositiva sono ampiamente alla loro portata.
Il CD prevede due bonus: oltre al già menzionato video di “Maybe”, è presente una cover, “Call Me”, di Giorgio Moroder, già proposta qualche anno fa dai finnici 69 Eyes con risultati più interessanti.
Ci teniamo a ribadirlo, affinché le osservazioni fatte siano costruttive: il gruppo è tecnicamente assai valido ed il suo sound, pur non essendo stato ancora definito con nitore, potrebbe contenere elementi di originalità. Urge pertanto un lavoro teso a far emergere in maniera più netta la personalità musicale della band, in questo album ancora “in nuce”.

RosaVelata