PRIMAL FEAR
Devil's Ground
Nuclear Blast -2004
In anteprima assoluta ad ancora un mese dall'uscita nei negozi "Tempi Duri" vi presenta l'atteso nuovo disco dei teutonici Primal Fear dove milita uno dei migliori cantanti "scuola Rob Halford" dell'intero panorama musicale metallico ossia l'ex Gamma Ray, nonchè ex Tyran' Pace: Mr. Ralph Scheepers. Parto subito con il dire che il loro precedente concept "Black Sun" mi era piaciuto molto e lo ritengo ancora adesso il loro migliore e più coraggioso lavoro dal punto di vista compositivo, con l'attuale cd "Devil's Ground" Mat Sinner e company cercano di tornare all' esplosività degli esordi ricadendo però negli stessi problemi ossia brani eccellenti e vincenti da una parte a fronte di altri che hanno il sapore dell' inno al Metal ma un po' troppo costruito (e penso che non ci sia niente di peggio di un inno che non venga da cuore), sto parlando in particolare dell'opener "Metal is Forever" che a me non è piaciuta affatto soprattutto nell'odioso ritornello e vi parla un ragazzo che solo al sentire la parola "Metal" già si ricarica e che non è assolutamente contro questa forma di tributo al genere in forma di inni, ma crede che debbano essere comunque grandi canzoni in grado di generare emozioni forti, altrimenti si ottiene l'effetto inverso ossia invece che la celebrazione del genere si ricade nella sua denigrazione. Il cd comunque si rileva un ottimo lavoro per i fan del gruppo infatti le vocals vanno alla grande e si integrano con delle chitarre sempre più taglienti in più alle pelli troviamo una vecchia conoscenza del mondo Metal ossia Randy Black former degli Annihilator, il quale con l'uso di una batteria dal suono corposo e con un tocco possente contribuisce a dare una marcia in più all'intero lavoro.
"Suicide and Mania" potrebbe essere una nuova "Final Embrace" e "Soulchaser" la nuova "Chaibreaker", in "Visons of Fate" le linee vocali mi ricordano un po' il brano "Journey on the waves of time" del disco di Ayreon dove è ospite proprio R. Sheepers ossia "Flight of the Migrator". I riferimenti agli intramontabili Judas Priest e ai connazionali Accept sono sempre ben presenti e il quando attacca il riff portante di "In Metal" (circa al secondo 40) sembra proprio di sentire una piccola citazione magari non voluta di "Bloodstone".
Qualche allungamento noioso in qualche brano c'è e certe volte si spinge troppo sull'acceleratore senza riuscire a far aumentare la velocità con cui passano i brani, comunque questo è un lavoro che ripeto farà felici tutti gli appassionati di questo gruppo. Per attrarne di nuovi servono lavori migliori.
Alessandro "MetalAlex" Bonfà