Raising Fear
Mythos
Dragonhammer/Spv, 2005
Dopo aver ascoltato il demo 2003 degli italianissimi Raising Fear, recensito sempre nelle pagine di Tempi Duri (nella sezione dedicata ai demo), sono veramente contento di poter ascoltare il loro primo full lenght album.
Se il demo non lasciava dubbi sulle potenzialità di questa band, in cui è presente Yorick già chitarrista degli Helreidh (uno dei migliori prog-metal act italiani, ma direi meglio europei), questo "Mythos" non fa che confermarle pienamente.
Il lavoro in questione è una vera mazzata, con muri di chitarra e linee vocali molto lontane dal classico power style all'italiana, non ci troviamo, infatti, di fronte ad una delle tante band sulla scia dei Labyrinth. I Raising Fear, pescano a piene mani nelle correnti più dure del power, avvicinandosi molto alla scena teutonica di Grave Digger e Rage (di cui citerei l'album "Trapped"), mantenendo, comunque, una buona personalità e presentando rifiniture melodiche molto ricercate inserite al punto giusto, soprattutto grazie all'ottimo lavoro dei due chitarristi, che sia in chiave di solos, che di arrangiamento presentano soluzioni apprezzabili, ad esempio con l'uso stacchi puliti e arpeggiati di natura quasi progressiva.
Altre influenze, anzi forse le maggiori, sono chiaramente i gruppi Heavy (lo stesso nome del gruppo "Raising Fear" è preso in prestito da un omonimo album degli americani Armored Saint) degli anni '80, con Iron Maiden, Metal Church, e Warlord miscelati sapientemente, citerei anche i Riot di "Thundersteel" per completezza.
Se vogliamo, poi citare, anche due gruppi nostrani, nominerei gli ottimi Domine, per le parti più epiche e anche i Drakkar dell'ultimo lavoro, ossia "Razorblade God", per la componente d'attacco del sound scelto.
Non mi soffermo sui singoli brani dell'album, in quanto risultano tutti su buoni livelli, anche se alcune limature avrebbero fatto bene e i margini di miglioramento del gruppo, a mio avviso, ci sono ancora. Consiglio di ascoltare questo album e di non soffermarsi su un giudizio superficiale, magari influenzato da una copertina, che come fattura presenta il lavoro veramente nel peggiore dei modi, soprattutto se consideriamo l'alto livello medio dell'artwork presente in circolazione in ambito Heavy & Power.
Buona la produzione del cd, che offre anche dei suoni di batteria naturali e per nulla piatti che esaltano a dovere il lavoro di C. Galimberti.
Da segnalare, infine, il grande classico "Angel Witch", posto a conclusione del disco.
Alessandro "MetalAlex" Bonfà