Rhapsody of Fire
Triumph or Agony
SPV
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1° recensione di Giovanni Turco:
I Rhapsody, pardon, i Rhapsody of Fire, sono una band che o la si
ama o la si odia.
I nostri italici musicisti hanno caratterizzato il loro sound estremizzando
quello che gli Angra con il loro “Angels Cry” hanno
iniziato ed ora, giunti alla loro ennesima fatica in studio, hanno
ulteriormente limato il loro stile rallentando i ritmi dei brani
che specie nell’opener assume i caratteri di una potenziale
colonna sonora per un film epic-fantasy, non per niente definiscono
il loro genere Hollywoodiano.
“Dar Kunor” è un monumento sonoro a questa magniloquenza
dove coro ed orchestra la fanno da padrona.
Segue “Triumph or Agony” che dà il titolo al
c.d e che a nostro avviso è una delle composizioni che più
si avvicina agli statunitensi Symphony-X. Il chorus particolarmente
azzeccato si rifà a clichè di Helloweeniana memoria
conditi dalla onnipresente sezione di archi che accompagna il coro
che talvolta diventa un po’ ridicola per la pronunzia del
latino non proprio correttissima (“anghelus sempiternus”),
ma in linea di massima un buon brano, con la giusta dose di lirismo
e pathos che si conviene in questi casi.
“Heart of the Darklands” nell’introduzione maideniana
riprende molto di quello fatto dai germanici Helloween di Keeeper
of the Seventh Key”. Niente di speciale..
I nostri si fanno infettare dalla “medievalite” che
ha infettato Blackmore in “Old Age of Wonders” che se
inizialmente è anonima, poi diventa comica in quanto ricorda
non poco una delle due sigle del celebre cartone animato “Lady
Oscar” (!!!).
“The Myth of Holy Sword”, brano che sembrerebbe dedicato
nientemeno che alla mitica Excalibur, brilla solo nel chorus ben
sostenuto dalle fondamenta dal coro lirico che mai come in questo
caso dà senso al brano che preso così come è
non brilla di luce propria.
“Il canto del vento”, ballata in idioma italico, continua
la tradizione della band di inserire un brano in lingua nostrana
dei nostri. Toccante il testo che però ricorda un po’
troppo quel “Vivo per lei” di altro cantante nazional
popolare. Chissà come sarebbe stato questo brano cantato
da Albano…
“Silent Dream” è forse grazie al chorus il brano
più elevato qualitativamente di tutto il platter sebbene
non eccelle per originalità. Quel “Fly..fly high…”
è veramente un portento…
“Bloody Red Dungeon” si abbatte come un ariete sulle
teste con quella marcetta militare che non è proprio digeribilissima.
Unico sprazzo di novità è il mix tra italiano e inglese
nel cantano.
“Son of Pain” fa affacciare un lacrimone al solo pensiero
di un cavaliere morente..Il sound fa pensare non poco alla colonna
sonora de “L’Ultimo dei Mohicani”..provare per
credere..
E’ poi il turno della suite polpettona “The Mystic
of the Demon Knight” con tanto di recitativi e sprazzi speed
con orchestra impazzita. 16 minuti da digerire..
“Dark Reign of Fire” e l’apnea sonora giunge
al termine, coro ed orchestra in delirio musicale completo.
Un c.d. solo per chi è avvezzo al genere e che non troverà
il coraggio di ascoltarlo più di 2 volte. Auguri.
2° recensione di Metal Alex:
Forti del nuovo monicker i “Rhapsody Of Fire” si riaffacciano
sulla scena a soli due anni di distanza dal capolavoro “Symphony
of Enchanted Land Part II” e a nemmeno un anno dall’uscita
del molto meno interessante “Live in Canada” . Senza
contare le due fatiche soliste di Luca Turilli uscite solo pochi
mesi fa, a mio avviso veramente deludenti.
Dopo un ascolto completo dell’album purtroppo si rimane con
l’amaro in bocca, infatti sembra proprio che i nostri abbiano
voluto un po’ forzare i tempi e produrre canzoni senza riuscire
ad aspettare l’ispirazione necessaria. Quasi che la recente
notorietà raggiunta anche oltreoceano abbia favorito l’esigenza
di far uscire al più presto un nuovo lavoro.
Questo nuovo “Triumph Or Agony” vive di brani singoli
e non decolla come album, una contraddizione per un gruppo che ha
sempre mostrato la predilizione per un approccio concept e quasi
da colonna sonora. Forse era dai tempi di “Dawn of Victory”
che non sentivo brani così poco ispirati da parte di Turilli
e soci.
Ottima l’introduzione orchestrale “Dark-Kunor”,
un po’ scontata, ma comunque riuscita la title track come
anche la medioevaleggiante “Old Age of Wonders”, bella
anche la successiva ed epica “The Myth of The Holy Sword”
stupenda e dinamica la settima traccia, “Silent Dream”
un power metal cadenzato e di classe e ….purtroppo ci fermiamo
qui !!! La suite da 16 minuti si regge solo su un buon ritornello
e poco più (assolutamente fuori luogo la parte centrale:
un black-metal sinfonico di bassa fattura) molti i brani lenti e
noiosi, tra tutti il pezzo cantato in italiano “Il canto del
Vento”, una nenia insopportabile…siamo lontanissimi
dalla bellezza di “Guardiani del Destino”.
Avessero fatto uscire un Ep avrei consigliato l’acquisto del
cd, ma un full lenght di questa caratura non è all’altzza
dei Rhapsody e lo dico da fan del gruppo…se questi sono i
“Rhapsody Of Fire”, bene preferivo i “Rhapsody”.
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