Track List:
1. Flesh Storm
2. Catalyst
3. Eyes Of The Insane
4. Jihad
5. Skeleton Christ
6. Consfearacy
7. Catatonic
8. Black Serenade
9. Cult
10. Supremist

Line Up:
Tom Araya - voce e basso
Kerry King - chitarra
Jeff Hanneman - chitarra
Dave Lombardo - batteria

Slayer
Christ Illusion
American Recordings
www.slayer.net

In questi ultimi anni la musica (metal e non) ha vissuto un’ossessiva necessità di sperimentazione, persino le band più iconizzate ci hanno provato rischiando di snaturare la loro naturale ispirazione e genuina impostazione. Così ci siamo trovati di fronte a due casistiche. Da una parte Grandi che hanno semplicemente prodotto una summa del loro personalissimo e vincente stile (sto pensando all’ultimo lavoro degli Iron Maiden o a quello dei Rolling Stones per non parlare sono del genere metal). Dall’altra Grandi che hanno fatto di tutto per “innovarsi” al punto da sciogliere la differenza fra moderno e postmoderno snaturandosi (penso ai Metallica dopo il ‘Black Album’ e senza considerare “coerente” nemmeno quest’ultimo se non si è capaci di pensarlo come una sorta di maturo unplugged).
Anche gli Slayer, una fra le band che più ha influenzato generazioni di gruppi musicali, è stata infettata dal virus della sperimentazione. Dopo quel capolavoro che è stato ‘Season In The Abyss’ del 1990, in quello stesso anno il batterista Dave Lombardo esce dalla band e gli Slayer contraggono il “morbo dello sperimentatore”. Niente da dire contro l’abilità tecnica del formidabile batterista thrasher Paul Bostaph che ha fatto da rimpiazzo, ma è stato come togliere un cromosoma dal DNA di un uomo. ‘Christ Illusion’ è il primo album ufficiale dopo il ritorno alla formazione originale. Il rientro di Dave è stato determinante? Sicuramente, considerando il fatto che ogni membro di questo quartetto californiano è un punto cardinale: tolto uno a caso, manca il riferimento e la bussola funziona ma non più correttamente.
Dopo i più “moderni” e poco convincenti ‘Diabolus In Musica’ (1998) e ‘God Hates Us All’ (2001) è valso attendere cinque anni per ‘Christ Illusion’, un deciso ritorno al passato che è stato capace di non cadere in una delle due trappole sopra descritte. L’album è un perfetto connubio fra «antico» e «moderno» poiché ricorda i veri Slayer dei primi capolavori senza essere qualcosa di già ascoltato in quei mitici anni ’80, fondendo le esperienze più “moderne” scoperte e vissute negli ultimi due album della band. ‘Christ Illusion’ è un prodotto maturo che non tradisce nessun fans, né il vecchio né il nuovo. È un album diretto, senza fronzoli né contaminazioni ultramoderne di nu-metal o altro. Fatto di cruda malvagità e di violenza assassina, è una bomba pronta ad esplodere soprattutto in sede live. Ed una esplosione l’ha provocata ancora una volta nelle case delle comunità ecclesiastiche che criticano gli Slayer e li accusano di eresia, di essere un gruppo partorito direttamente dal demonio. La copertina rappresenta un Gesù Cristo monco di entrambe le braccia e senza un occhio, circondato da una moltitudine di teste mozze galleggianti in un mare di sangue. E i testi parlano chiaro, viene negata l’esistenza di qualsiasi valore e realtà comunemente ammessi e tutto comunica che nel mondo d’oggi «Dio è morto», il dio di ogni fede e di ogni filosofia. Ed una delle cause di questa pietrificante constatazione è proprio la religione, motore delle guerre. Questo è il “credo” musicale della band e, nonostante qualche capello bianco, sembra che non l’abbiano abbandonato.
Le prime tre canzoni dimostrano che gli Slayer sono tornati più arrabbiati di prima e sono ancora in forma. Concisi e taglienti. Potenza sonora resa con i tipici riff, la batteria a doppia cassa di Dave e la velocissima voce di Araya. È un concentrato della più pura violenza.
L’opener ‘Flesh Storm’ è l’erede legittima di quel capolavoro del 1990, sono tornati i riff più taglienti, il sound più massacrante della storia del metal e i suadenti chorus che si ricorderanno facilmente. ‘Catalyst’ e ‘Skeleton Christ’ esprimono in modo esaustivo la potenza del “credo” della band, proclami anti-religiosi urlati ed esplosioni devastanti dopo la marcia da combattimento in fase iniziale. ‘Jihad’ parla dell’attentato delle torri gemelle dell’11 Settembre 2001, ma stranamente dal punto di vista del soldato islamico. Il particolare uso delle chitarre in apertura e la conseguente scintilla esprimono benissimo la forza distruttrice di un gruppo armato che è disposto a tutto pur di raggiungere la piena realizzazione del suo scopo. Forse la migliore interpretazione musicale dello sconvolgente ed allarmante accaduto. La voce tenebrosa e la melodia serrata di ‘Eyes Of The Insane’ insieme alla demoniaca ‘Black Serenade’ sono le uniche due canzoni che possono deludere. Ricordano troppo le sonorità ascoltate in ‘Diabolus In Musica’ sebbene proprio quei ritmi infernali inciteranno sicuramente il pogo nel live. ‘Consfearacy’ è, invece, violenza allo stato puro, un totale massacro di mente e corpo, resa ancora più coinvolgente dal ritornello che lascia a bocca aperta.
Con ‘Catatonic’ è possibile fermarsi un attimo e respirare poiché è un brano dal sound più cadenzato, cupo e direi quasi opprimente, sulla scia dei primi Black Sabbath.
‘Cult’ è il primo singolo dell’album, la tanto criticata canzone che accusa la religione di essere la causa principale di tutti i mali del mondo. Si apre in crescendo per poi vomitarci addosso tutta la sua scellerata velocità ed arrabbiata (dovrei dire incaz….) violenza. Vuole dirci di ascoltare la triste realtà e ci riesce magistralmente. ‘Supermist’ ha il compito di chiudere l’album e lo fa in bellezza, ribadendo ancora una volta che questa band è carica di rabbia e ancora capace di raggiungere un livello di potenza conquistato da ben pochi altri gruppi del genere.

Cristina Ferrandi