| Slayer
Christ Illusion
American Recordings
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In questi ultimi anni la musica (metal e non) ha vissuto un’ossessiva
necessità di sperimentazione, persino le band più
iconizzate ci hanno provato rischiando di snaturare la loro naturale
ispirazione e genuina impostazione. Così ci siamo trovati
di fronte a due casistiche. Da una parte Grandi che hanno semplicemente
prodotto una summa del loro personalissimo e vincente stile (sto
pensando all’ultimo lavoro degli Iron Maiden o a quello dei
Rolling Stones per non parlare sono del genere metal). Dall’altra
Grandi che hanno fatto di tutto per “innovarsi” al punto
da sciogliere la differenza fra moderno e postmoderno snaturandosi
(penso ai Metallica dopo il ‘Black Album’ e senza considerare
“coerente” nemmeno quest’ultimo se non si è
capaci di pensarlo come una sorta di maturo unplugged).
Anche gli Slayer, una fra le band che più ha influenzato
generazioni di gruppi musicali, è stata infettata dal virus
della sperimentazione. Dopo quel capolavoro che è stato ‘Season
In The Abyss’ del 1990, in quello stesso anno il batterista
Dave Lombardo esce dalla band e gli Slayer contraggono il “morbo
dello sperimentatore”. Niente da dire contro l’abilità
tecnica del formidabile batterista thrasher Paul Bostaph che ha
fatto da rimpiazzo, ma è stato come togliere un cromosoma
dal DNA di un uomo. ‘Christ Illusion’ è il primo
album ufficiale dopo il ritorno alla formazione originale. Il rientro
di Dave è stato determinante? Sicuramente, considerando il
fatto che ogni membro di questo quartetto californiano è
un punto cardinale: tolto uno a caso, manca il riferimento e la
bussola funziona ma non più correttamente.
Dopo i più “moderni” e poco convincenti ‘Diabolus
In Musica’ (1998) e ‘God Hates Us All’ (2001)
è valso attendere cinque anni per ‘Christ Illusion’,
un deciso ritorno al passato che è stato capace di non cadere
in una delle due trappole sopra descritte. L’album è
un perfetto connubio fra «antico» e «moderno»
poiché ricorda i veri Slayer dei primi capolavori senza essere
qualcosa di già ascoltato in quei mitici anni ’80,
fondendo le esperienze più “moderne” scoperte
e vissute negli ultimi due album della band. ‘Christ Illusion’
è un prodotto maturo che non tradisce nessun fans, né
il vecchio né il nuovo. È un album diretto, senza
fronzoli né contaminazioni ultramoderne di nu-metal o altro.
Fatto di cruda malvagità e di violenza assassina, è
una bomba pronta ad esplodere soprattutto in sede live. Ed una esplosione
l’ha provocata ancora una volta nelle case delle comunità
ecclesiastiche che criticano gli Slayer e li accusano di eresia,
di essere un gruppo partorito direttamente dal demonio. La copertina
rappresenta un Gesù Cristo monco di entrambe le braccia e
senza un occhio, circondato da una moltitudine di teste mozze galleggianti
in un mare di sangue. E i testi parlano chiaro, viene negata l’esistenza
di qualsiasi valore e realtà comunemente ammessi e tutto
comunica che nel mondo d’oggi «Dio è morto»,
il dio di ogni fede e di ogni filosofia. Ed una delle cause di questa
pietrificante constatazione è proprio la religione, motore
delle guerre. Questo è il “credo” musicale della
band e, nonostante qualche capello bianco, sembra che non l’abbiano
abbandonato.
Le prime tre canzoni dimostrano che gli Slayer sono tornati più
arrabbiati di prima e sono ancora in forma. Concisi e taglienti.
Potenza sonora resa con i tipici riff, la batteria a doppia cassa
di Dave e la velocissima voce di Araya. È un concentrato
della più pura violenza.
L’opener ‘Flesh Storm’ è l’erede
legittima di quel capolavoro del 1990, sono tornati i riff più
taglienti, il sound più massacrante della storia del metal
e i suadenti chorus che si ricorderanno facilmente. ‘Catalyst’
e ‘Skeleton Christ’ esprimono in modo esaustivo la potenza
del “credo” della band, proclami anti-religiosi urlati
ed esplosioni devastanti dopo la marcia da combattimento in fase
iniziale. ‘Jihad’ parla dell’attentato delle torri
gemelle dell’11 Settembre 2001, ma stranamente dal punto di
vista del soldato islamico. Il particolare uso delle chitarre in
apertura e la conseguente scintilla esprimono benissimo la forza
distruttrice di un gruppo armato che è disposto a tutto pur
di raggiungere la piena realizzazione del suo scopo. Forse la migliore
interpretazione musicale dello sconvolgente ed allarmante accaduto.
La voce tenebrosa e la melodia serrata di ‘Eyes Of The Insane’
insieme alla demoniaca ‘Black Serenade’ sono le uniche
due canzoni che possono deludere. Ricordano troppo le sonorità
ascoltate in ‘Diabolus In Musica’ sebbene proprio quei
ritmi infernali inciteranno sicuramente il pogo nel live. ‘Consfearacy’
è, invece, violenza allo stato puro, un totale massacro di
mente e corpo, resa ancora più coinvolgente dal ritornello
che lascia a bocca aperta.
Con ‘Catatonic’ è possibile fermarsi un attimo
e respirare poiché è un brano dal sound più
cadenzato, cupo e direi quasi opprimente, sulla scia dei primi Black
Sabbath.
‘Cult’ è il primo singolo dell’album, la
tanto criticata canzone che accusa la religione di essere la causa
principale di tutti i mali del mondo. Si apre in crescendo per poi
vomitarci addosso tutta la sua scellerata velocità ed arrabbiata
(dovrei dire incaz….) violenza. Vuole dirci di ascoltare la
triste realtà e ci riesce magistralmente. ‘Supermist’
ha il compito di chiudere l’album e lo fa in bellezza, ribadendo
ancora una volta che questa band è carica di rabbia e ancora
capace di raggiungere un livello di potenza conquistato da ben pochi
altri gruppi del genere.
Cristina Ferrandi |