Stormbringer
Don't Thinh… Obey!
My Graveyard Productions
www.stormbringermetal.com
Una cantante così talentuosa e piena di grinta in campo classic Metal stile Anni Ottanta non si sentiva dai tempi di Doro.
Questa è la prima e la più forte impressione che si ha nell'approcciare la musica degli Storm Bringer, ma non l'unica: l'album non ha che pochi ed irrilevanti punti deboli, l'ascolto è disinvolto, facile ed al tempo stesso capace di deliziare il palato fine degli intenditori.
Lo si potrebbe, volendo essere puntigliosi, tacciare di poca originalità, ma le capacità tecniche dei musicisti e la loro indubbia ispirazione, come pure la produzione discreta giovano talmente al prodotto da far risultare il nostro appunto iniziale una minuzia da pedanti.
Certo, non si possono ignorare quelle reminescenze del passato che le note create dal gruppo indubbiamente rievocano, ma questo è un altro discorso, che non ha molto da spartire con la mancanza di originalità.
Detto questo, l'influenza del classic Metal made in USA prevale decisamente su quella di stampo britannico, tranne che in "Arrogance Man", dal riffing spiccatamente maideniano.
Puntuali e mai invasivi gli inserimenti delle tastiere, come da tradizione gli assoli di chitarra.
La strumentale conclusiva "Mistery" ci regala una piacevole divagazione nelle liquide atmosfere Seventies grazie ad un brioso organo Hammond, mai poi finisce per perdere di mordente a causa dell'eccessiva durata.
Una "sbavatura" si nota anche nel brano dal titolo "X", dove la propensione per i fraseggi neoclassici mostra in toto il suo anacronismo.
Discreta la produzione, dicevamo: tuttavia, suoni di chitarra più caldi e potenti avrebbero forse giovato ai brani.
Gli Storm Bringer non meritavano di restare nell'anonimato: complimenti alla Graveyard Productions per aver fiutato e scommesso sulle loro indubbie potenzialità.
RosaVelata