Stratovarius
Stratovarius
Sanctuary
Mi sbaglierò, ma non doveva esserci la nuova cantante donna che si chiamava Miss K (alias Katriina Wiiala proveniente dal gruppo degli Aurora) nel nuovo disco degli Stratovarius?
Come… grandi annunci di split vari e botte da orbi tra Timo Tolkki e Timo Koltipelto e a momenti gli Stratovarius si sciolgono e la Nuclearblast addirittura cita per danni Tolkki e soci, e tutto ad un tratto non è successo niente e tutto è come prima?
È vero che ognuno ha i suoi momenti diciamo così di scazzo, e qui si è rasentata la pantomima. Tutto questo gran casino mi sa tanto di mossa pubblicitaria per lanciare il nuovo disco che come vi sarete accorti non si chiama più come inizialmente si pensasse Popkiller,mentre invece il nuovo lavoro della band porta come titolo “solamente”il monicker della band.
Certo che cosa più difficile non potevano farla i cinque finnici,anche perché chiamare un album con il proprio nome può dare adito a diverse interpretazioni, infatti questo lavoro potrebbe essere un nuovo punto di partenza ma potrebbe essere anche l’epitaffio che conclude la storia di una band che comunque volenti o nolenti ha scritte pagine fondamentali della musica moderna, e questo ultimo album ne è la continuazione.
Di primo acchitto la cosa che risalta subito all’orecchio è la mancanza della doppia cassa, ma questo non vuol dire che Jorge Micheal si è improvvisamente rincoglionito, anzi tutt’altro perché il drumming risulta quanto mai devastante e preciso proprio di una macchina da guerra come lo è il batterista tedesco il quale recentissimamente ha avuto l’onere e l’onore di suonare nel nuovo disco dei romani Kaledon.
Apre le danze (scusate il non voluto gioco di parole) “Maniac Dance” brano dal quale si capisce subito che musicalmente gli Stratovarius stanno andando verso un nuovo modo (almeno per loro) di fare metal, le cose cambiano anche verso i brani lenti che non vengono più usati per le ballatone sdolcinate ,ma hanno lo scopo di dare maggiore drammaticità alla grande performance di Timo Kotipelto.
Esplicativo di questo è uno stupendo brano intitolato “The Land Of Ice And Snow” che più che altro è un inno alla terra cui appartengono,in conclusione direi che chi ha amato follemente la band non rimarrà deluso da questo disco, speriamo solo di non dover rimanere con un palmo di naso con l’annuncio dell’abbandono definitivo degli Stratovarius.
Stefano Bonelli