Brani:
01 When Daylight Goes To Town
02 Black Cold Coffee
03 The Wild One
04 Give It Up
05 Call Me
06 Slipping Away
07 The Spark That Is Us
08 Sympathy
09 Mr. Freeze
10 Jello Man
11 Baby Blue
12 Swallow
Musicisti:
Phil Mogg: Vocals
Pete Way: Bass
Paul Raymond: Keyboards
Jason Bonham: Drums, Backing Vocals
Vinnie Moore: Guitars
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UFO
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Tornano in pista i mitici UFO capitanati dall’instancabile Phil Mogg, vocalist per eccellenza. Questa volta, però, non c’è più l’incredibile e storico axeman Michael Schenker ad esaltarci con i suoi riff e con i suoi soli, bensì Mr. Vinnie Moore, valido chitarrista della nuova scena delle sei corde. Certo, ancora una volta si è ripetuto il classico copione fatto di litigate e scazzottate tra Phil Mogg e Schenker. D’altronde, due galli in un pollaio non possono stare… Mai proverbio fu più azzeccato per gli UFO. Nonostante ciò, e malgrado io consideri Schenker uno dei migliori chitarristi ancora in circolazione nonché elemento indispensabile per la buona riuscita di un disco degli UFO, devo ammettere che Vinnie Moore riesce perfettamente nel ruolo di sostituto del grande chitarrista tedesco. Non solo, Moore riesce a donare alle canzoni una freschezza, un’impronta personale che, tuttavia, non devia dal suono originale degli UFO. Anzi, lo spirito compositivo di Moore si incastra abbastanza bene con quello degli UFO. Il disco è in pieno stile UFO e lo si può ascoltare già dall’opener “When Daylight Goes To Town”, dove un roccioso riff di chitarra e le vocals di Mogg cancellano qualsiasi timore. Si prosegue con le successive “Black Cold Coffee” e “The Wild One”, due belle UFO hard rock songs. “Slipping Away” è una canzone a metà strada tra una dolce ballad e un pezzo rock. Tra l’altro, è una song che risente molto dello stile compositivo del Moore degli ultimi anni. “The Spark That Is Us”, “Sympathy”, “Mr. Freeze” e “Swallow” rappresentano delle ottime songs dove hard rock e melodie più intime si mescolano donando qualcosa di pregevole al disco. Molto bella anche la ballata “Baby Blue”, anche questa in pieno stile UFO, mai sdolcinata. La voce di Mogg è sempre calda, emozionante, ironica, bluesy in molti punti. La chitarra di Moore è sorprendente e impreziosisce le canzoni di ottimi soli, come lui sa fare benissimo. Penso che Mogg abbia scelto un buon sostituto di Schenker, in quanto il Moore degli ultimi anni possiede uno stile per certi versi vicino a quello di Schenker. L’altra novità e rappresentata dalla presenza dietro le pelli del drummer Jason Bonham, figlio di quell’incredibile macchina da guerra a nome John Bonham..E qui non penso che bisogna aggiungere altro… Che tocco questo Jason! Inoltre, se Schenker esce, Raymond torna con le sue tastiere a impreziosire i brani con ottimi tappeti. Insomma, ragazzi, un bel disco, più riuscito del precedente Sharks, il quale se pur bello sotto alcuni punti di vista, dall’altro risentiva della imminente crisi relazionale che di lì a poco sarebbe (ri)scoppiata tra Mogg e Schenker.
Bruno Cavicchini
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