VISION DIVINE
Stream of Consciousness
Scarlet, 2004
Nuovo album per gli italianissimi (a dispetto di alcuni dei loro nomi) Vision Divine e devo dire che ero molto curioso di ascoltare questo loro nuovo lavoro, dopo la dipartita del cantante Fabio Lione (che ha deciso di concentrare tutte le sue energie nel gruppo dei Rhapsody) e in concomitanza con l'uscita dai Labyrinth di Olaf Thorsen.
Voglio cominciare questa recensione dicendo subito che il nuovo cantante Michele Luppi è veramente bravissimo e dona all'album un'interpretazione incredibile, penso, con tutto il rispetto per F. Lione che i Vision Divine abbiano guadagnato qualcosina a seguito di questo cambio. Nuova linfa vitale ai Vision Divine viene anche dai riusciti innesti del bravissimo, ex-tastierista degli Eldritch, Oleg Smirnoff e del batterista degi Athena, Matteo Amoroso.
Se fino ad ora avevo considerato il gruppo come una band parallela ai Labyrinth con due album alle spalle sicuramente buoni, ma che in molti punti sapevano un po' troppo di pianificato a tavolino, questa volta ci troviamo di fronte ad un album veramente ispirato in tutte le sue parti, un concept diviso in capitoli che può essere preso come eccellente esempio delle potenzialità di tutta quella corrente che possiamo classificare sotto il nome di "italian power prog" .
L'album regge il confronto e anzi a mio parere supera in bellezza sicuramente le ultime due prove dei Labyrinth, ponendosi come degno successore di dschi come l'ottimo "Return of Heaven Denied" e del seminale "No Limits", aprendo un nuovo e speranzoso ciclo per i rinnovati Vision Divine.
Unica pecca una produzione buona, ma non certo eccellente come la qualità delle composizioni.
Ascoltare per credere !
Alessandro "Metal Alex" Bonfà