Erano veramente molti, forse anche troppi, i complessi sparsi in tutta Italia dalla fine degli anni ’60 fino alla metà dei ’70 e spesso, il semplice concetto di provenienza, faceva in modo che si alimentasse quella sana atmosfera di competitività tra i diversi gruppi più o meno validi. C’erano i New Trolls da Genova, la Pfm da Milano, il Banco e il Rovescio della Medaglia da Roma, il Balletto di Bronzo e gli Osanna da Napoli e proprio quest’ultimi, gli Osanna, sono i cinque protagonisti che voglio prendere in considerazione. Esponenti di punta del movimento progressive in Italia, i cinque musicisti napoletani (e sottolineo “napoletani”) hanno saputo offrire l’esempio più credibile di fusione fra musica e teatro, fra maschera e rock. Questi istrionici funamboli cui la scena rock è debitrice si formarono dalle ceneri dei Città Frontale, un altro gruppo decisivo per le sorti del progressive di scuola napoletana. Nei Città Frontale c’erano Lino Vairetti alla voce e chitarra acustica, Danilo Rustici alla chitarra solista, Massimo Guarino alla batteria e percussioni, Lello Brandi al basso e Gianni Leone alle tastiere.

da sinistra a destra in basso: Lello Brandi, Lino Vairetti da sinistra a destra in alto: Massimo Guarino, Elio D’Anna, Danilo Rustici
Con l’abbandono del geniale Gianni Leone che entra a far parte del Balletto di Bronzo, i quattro rimasti cambiano nome in Osanna e chiamano a far parte della formazione il carismatico flautista e sassofonista Elio D’Anna, proveniente dai più leggeri Showmen dell’altrettanto mitico James Senese. Molte furono le caratteristiche che contribuirono a distinguere gli Osanna dagli altri gruppi della stessa epoca; fra queste un ruolo non trascurabile ebbe il look. I partenopei furono i primi e i più credibili depositari dell’istinto teatrale affiliato al rock in Italia, poiché nei visi dipinti con cui gli Osanna si presentavano al pubblico, c’era tutta la Commedia dell’Arte, c’era Pulcinella e tutto il lato trasgressivo della farsa. La loro immagine accoppiata alla loro musica, ora cruda e rabbiosa di chi vive la condizione di emarginato, ora tenue e delicata, quasi protesa a richiamare l’istinto della speranza, era una simbiosi fra tradizione e sperimentazione, imbevuta di jazz, di folk, di blues e di hard-rock, sospesa fra cielo e terra, fra i vicoli di Napoli e le stelle. Con questa musica autentica e grazie alle loro indimenticabili performance sul palco, gli Osanna riusciranno ad imporre il loro stile ai festival pop di Caracalla e di Viareggio. Nel 1971, grazie all’ingaggio della Fonit, esce il loro disco d’esordio: L’Uomo. La Fonit punta molto su di loro e presta particolare attenzione anche alla veste grafica dell’album con tanto di lusinghiere note introduttive da parte di due principali esperti in argomento dell’epoca come Renzo Arbore e Fabrizio Zampa. Le caratteristiche salienti di questo primo disco sono i fiati di Elio D’Anna che danno un respiro jazzistico alle composizioni e la chitarra di Rustici che impone alla musica un’impronta hard-blues con i suoi perfidi riffs incastonati come gemme maligne nel tessuto sonoro costruito dalla sezione ritmica. I testi, cantati in italiano ed in inglese, trattano della condizione umana in modo diretto e la voce grintosa di Vairetti è un abile medium fra le realtà contrapposte della fantasia e della vita vissuta. Nel 1972, il gruppo registra, in collaborazione con Louis E. Bacalov, il secondo album Preludio, Tema, Variazioni e Canzona, che diventa la colonna sonora del film poliziesco “Milano calibro 9” (mentre pochissimi sanno che anche “L’Uomo” era stato una colonna sonora e precisamente del film “Grazie, signor P.” ). Questo album interrompe in parte il discorso intrapreso con il lavoro precedente, ma dimostra ancora una volta l’abilità compositiva ed esecutiva degli Osanna. Il 1973 è l’anno d’oro degli Osanna che pubblicano il terzo album, Palepoli, che ottiene vasti consensi da parte della critica e da parte del pubblico.

da sinistra a destra in piedi: Elio D’Anna, Lello Brandi, Massimo Guarino, Danilo Rustici seduto: Lino Vairetti
L’album è la prosecuzione della strada intrapresa con “L’uomo” ma con una maggiore ricerca della tradizione napoletana; senza dubbio la loro opera più ambiziosa e complessa. Palepoli significa “città antica”, in contrasto con Napoli che significa “città nuova”. In questo contrasto fra vecchio e nuovo, fra antico e moderno e fra tradizione e ricerca si trovano i tratti salienti di questo disco, diviso in soli tre lunghi brani in cui la ricerca di una nuova-antica spiritualità spinge gli Osanna a farsi portavoce del disagio delle ultime generazioni. Anche la tournée teatrale riscuote molto successo come nei successivi festival di Gualdo, di Mestre e soprattutto, sempre nel 1973, al festival pop Be-In di Napoli. Questa manifestazione altro non era che uno dei tanti concerti pop all’aperto dove si alternavano diversi gruppi, sconosciuti e non, ma la cosa importante è che ad organizzarlo non sono stati i soliti “impresari” ma i componenti stessi degli Osanna. Da questa manifestazione usciranno fruttuose collaborazioni tra i gruppi come ad esempio tra il Cervello, (gruppo nel quale militava Corrado Rustici, fratello di Danilo) e gli Osanna, cosa molto importante per la “sopravvivenza” del pop italiano. Nel 1974, quando esce Landscape of life (album leggermente sottotono rispetto ai precedenti), il gruppo è già praticamente sciolto; credo che gli Osanna siano stati uno dei pochi gruppi di rock progressivo in Italia se non addirittura gli unici a sciogliersi senza un motivo veramente valido o ben preciso. Alcuni dicono che la separazione sia stata dovuta a differenti vedute riguardo al futuro o si dice anche che ci furono liti di natura politica (Vairetti e Rustici schierati a sinistra e D’Anna di segno opposto).

da sinistra a destra: Danilo Rustici, Elio D’Anna, Massimo Guarino, Lello Brandi, Lino Vairetti
Per fortuna però, i quattro “guaglioni” (tutti tranne il bassista) rimasero nel giro con diversi progetti: Rustici e D’Anna formarono gli Uno e partirono per l’Inghilterra per poter incidere agli studi Trident mentre Vairetti e Guarino formano nuovamente i Città frontale, (con una diversa formazione) e registrano un solo album sempre per la Fonit. Nel 1975, sempre Rustici e D’Anna con l’aggiunta di validissimi musicisti e varie collaborazioni di nome, formano i Nova, eccellente ensemble di jazz-rock. Per finire, nel 1977 si prova a riformare gli Osanna con la partecipazione di tutti i vecchi elementi tranne Elio D’Anna (rimasto con i Nova) e Lello Brandi (il vecchio bassista) sostituiti rispettivamente dal tastierista Fabrizio D’Angelo e dal bassista Enzo Petrone. Il nuovo disco intitolato Suddance non riconquista però i vecchi fans del gruppo e nemmeno il vecchio viso dipinto avrebbe potuto mascherare le rughe di un lavoro tecnicamente valido ma completamente privo della verve istrionica e della grinta di un tempo con conseguente e definitivo scioglimento degli Osanna che consegnano il loro nome alla storia della musica italiana.
Fabio Rossi